La solitudine

Spesso è vista come un male, ma imparare a stare da soli è l’unico modo per poter rafforzarsi e crescere e prepararsi a vivere con gli altri

Non c’è altro modo per godere davvero della montagna che la solitudine.
Stare bene in compagnia di te stesso significa aver raggiunto un equilibrio con i tuoi demoni.

Affrontare un lungo percorso da soli, significa anche aver fiducia nei propri mezzi, sapere di poter contare sulle proprie risorse.

La solitudine è il primo passo da compiere verso lo spogliarsi del superfluo. Non perché gli amici sono inutili, ma perché non devono essere necessari.
Dobbiamo imparare a lasciare al rifugio anche i compagni per imparare a lasciare indietro la stampella psicologica del loro supporto.

laghetto montano

La solitudine è il catalizzatore della nostra crescita interiore.
E solo quando avremo imparato a stare bene da soli potremo apririci agli altri.

Può sembrare crudele ed egoistico, ma chi ci sta vicino capirà che la compagnia di chi è abituato a stare da solo è più limpida e più ricca. Spogliata di tutti i discorsi inutili, di tutte le convenzioni sociali.

La solitudine è un percorso di purificazione che sembrerà doloroso all’inizio ma che, una volta interiorizzato, vi ripagherà di una visione più intensa, più ampia, più profonda.

C’è un livello superiore alla solitudine ed è la solitudine condivisa. La capacità di due anime di scegliersi e di accompagnarsi senza interagire ma, con la semplice presenza, facendo arricchire l’altrui esperienza.

Spesso la solitudine è avvicinata al vuoto. Nulla di più sbagliato.

La solitudine è l’acqua tersa di un torrente di montagna che ti permette di vedere le pietre sul fondo.
E’ l’aria limpida della vetta che ti svela distanze inimmaginabili.

E’ il tuo spirito che si svuota per fare spazio all’umana esperienza di vivere.