La neve

Solo con la neve si può conoscere il vero spirito della montagna. La neve che tutto cambia e tutto rende magico.

Solo quando c’è la neve, la montagna è davvero montagna.
E’ bella sempre. Ma se vuoi conoscerla nella sua vera essenza, allora devi frequentarla quando c’è la neve.

Dicono che il popolo degli inuit abbia decine di nomi per la neve, perché non si può imprigionarla in un solo termine.

La neve cambia l’atmosfera.
Nel momento in cui scende attutisce i suoni, modifica gli odori, sovverte il mondo che conosciamo.

Fatichiamo a riconoscere i passaggi usuali, i profili delle cose, i panorami soliti.

E una volta caduta, a seconda della quota e della temperatura, è compagna di giochi, avversaria nella progressione, aiutante nel districarsi nei labirinti dei sentieri.

camoscio nella neve
Un camoscio cerca il cibo in uno splendido scatto di Massimo Arcaro

A me piace la prima neve d’autunno che anticipa l’inverno.
E’ come l’avamposto di un esercito colonizzatore. La Natura le si ribella furiosa, cerca di scrollarsela dalle spalle, ma già sa che la battaglia è persa.
Da nord arrivano nuvole che copriranno con il loro bianco carico le pendici e inviteranno così il bosco al letargo.

E mi piace la neve tardiva di primavera. Quella che scende quando ormai i fiori sono apparsi nei prati e le gemme impreziosiscono i rami.
E’ una neve timida, gonfia di acqua, pronta a sparire nel volgere del mezzo giorno.

Amo la neve al suolo tra gli alberi, percorsa dalle tracce degli animali che scendono verso valle a cercare cibo.
E’ una mappa precisa delle loro abitudini. Ecco lo zampettare del corvo; i balzi a piè pari delle lepri; il trotterellare delle volpi e dei tassi. L’elegante incedere del camoscio che cerca le prime foglie sui rami bassi degli alberi.

La neve ignora noi uomini che pure così tanto la veneriamo.
Scende copiosa e tutto copre. Scalda le piante addormentate e le protegge dagli artigli del gelo ma se non la temi e non ti proteggi, diventa un sudario.

Così effimera.
Così volatile.
Così inesorabile.


Post Scriptum: ne avevo già scritto qui