Casa dolce casa

Ieri sera ho passato un paio d’ore in una delle sei basi vita del Tor des Géants.

Sono ubicate nei punti strategici delle Alte Vie dove i sentieri scendono a fondovalle, dove i trailers incontrano la persona che li assiste e ritrovano la mitica “borsa gialla” con i loro effetti personali, cambi, ciabatte e shampoo per la doccia, barrette di riserva e così via.

Sono operative da quando è previsto l’arrivo del primo concorrente a quando le scope partono per seguire la coda della gara.

Sono animate 24 ore al giorno: c’è chi cucina, chi porta ai concorrenti la loro borsa gialla, chi la riprende e la manda verso la base vita successiva un volta che il concorrente è ripartito, chi si occupa di registrare i passaggi, chi gestisce le emergenze, chi ha il compito ingrato di svegliare i concorrenti che, lasciati a loro stessi, dormirebbero 12 ore filate.

Sempre nelle basi vita ci sono i medici, i massaggiatori, gli infermieri che si prendono cura dei piccoli infortuni, delle fasciature, delle vesciche.

Una piccola città che prende vita per poche ore all’anno.
Una città poliglotta e sempre sorridente. Perché di questo hanno bisogno i concorrenti sorrisi, pacche sulle spalle, sentirsi a casa.

E’ bello vedere i volontari che cercano di interpretare cosa sta bofonchiando nel dormiveglia un francese che chiede dove sono i suoi amici, o che ridono per la battuta (sempre la stessa) che ogni concorrente dice entrando o uscendo, che incitano con maggior trasporto quelli che partono poco prima delle scope, perché sono loro quelli che hanno bisogno più degli altri.

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Alla base vita vivi i pochi momenti di relax al Tor des Géants – (credits Enrico Romanzi)

Ero lì, osservavo e ricordavo le volte in cui, invece che fare assistenza ero uno degli assistiti.

E pensavo a quell’immenso senso di gratitudine che mi riempiva il cuore, quando uno dei volontari si abbassava per raccogliere il bastoncino che mi era sfuggito di mano o che mi aiutava ad indossare le scarpe sui piedi ormai gonfi.

GRATITUDINE. Questa è l’essenza delle basi vita, questa è la valuta che circola in queste piccole cittadelle.

Ieri ho visto un ragazzo continuare a mormorare quasi tra se e se un grazie rivolto genericamente a tutti. Ho visto una donna commuoversi quando un volontario l’ha abbracciata.

Il Tor, come dico sempre, ti mette a nudo. Sei inerme di fronte a quello che stai facendo, puoi solo continuare ad andare e sperare di farcela.

In quei momenti di profonda umanità, scoprire che altre persone sono lì a partecipare seppur “dall’esterno” al tuo sforzo, ti rimette in pace con il genere umano.

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