Il metereopatico

Può il meteo influire sul nostro umore o accade il contrario? Sicuramente ognuno di noi è ispirato in modo diverso da pioggia, vento, nubi o sole

Non so quale sia il meteo giusto per i giorni tristi.
Non so bene neppure se esista un meteo che si adatta al nostro umore.

Personalmente le giornate di pioggia, pur suggerendomi un generale senso di malinconia durante l’inverno, nel resto dell’anno portano con loro una giocosa voglia di uscire e respirare. Di bearmi della terra che si disseta, degli odori muschiosi che emana, del canto dell’acqua sulle fronde.
Insomma, tutto ma non tristezza.

Le giornate di sole sono vivificanti: il cielo azzurro solcato magari da qualche nuvola che spezza la monotonia di quello splendore; i raggi caldi che dardeggiano la pelle e che ti fanno apprezzare la frescura dell’ombra sotto la chioma di un albero.
Le giornate di sole si adattano all’umore ozioso, ad un generale stato di rilassatezza.

Il vento è vita.
A me, che sono cresciuto nella città del vento, mette voglia di muovermi, di andare. Nulla come una giornata ventosa, con continui mutamenti di cielo, mi riempie di energia e di gioia. (Ecco in versi le mie sensazioni).

La neve porta la pace, la riflessione, il silenzio. Ti invoglia a stare a casa.

La Senna nei pressi di Les Andelys, Félix Vallotton

Mi resta ancora da scoprire il meteo che associo alla tristezza.

Probabilmente sono quei giorni tipici del tardo inverno, inizio primavera, quando il cielo è velato e il sole, senza la forza piena dell’estate, manda sulla terra quella luce pallida, quasi bianca.

Il maestro Francesco Guccini, nella sua Canzone dei dodici mesi (che trovate qui sotto) li definisce “i giorni di malato sole”.

E’ un chiarore diffuso che mi parla di desideri irrealizzati, di energia insufficiente.

Rileggendo questi pensieri sparsi, appuntati al volo, mi rendo conto che non solo ci saranno sensazioni differenti per ognuno di voi che leggete, ma persino io stesso non ho una regola. Vivo il meteo secondo l’umore del giorno e non l’opposto.

Quindi, a ben pensarci, la metereopatia non esiste o forse è sovrastimata. Esistono piuttosto le distorsioni cognitive legate al nostro umore.

Il meteo non può essere controllato, ma possiamo controllare il modo in cui lo viviamo. Parafrasando la celebre affermazione dell’allenatore Bill Bowermann che sosteneva “Non esistono condizioni metereologiche avverse, ma solo persone arrendevoli” potremmo concludere che “Non esistono condizioni metereologiche deprimenti, ma solo persone giù di morale”.

PS dopo aver scritto questo post ho trovato una poesia (di autore ignoto, ma degna di Flavio Oreglio) che se non spiega il cattivo umore, almeno aiuta a combatterlo.

Il vento tra i capelli,
il gelo tra le mani,
il sole pallido che ti illumina il viso.
Eh niente,
ho dei serramenti di merda

La scrittura

Quasi una giustificazione per il mio prolungato silenzio. Ma scrivere, per me, è un atto naturale: se mi sforzo di farlo diventa rigido, formale, imbalsamato

Io scrivo poco di fantasia, preferisco raccontare la cronaca della mia umanità.
Le piccole cose che faccio e in cui gli altri si specchiano e si riconoscono.

pagina bianca

Allora in questi momenti faticosi di isolamento, quando i giorni passano uguali come i grani di un rosario, mi è difficile pubblicare qualcosa.

Mi aiuta leggere, dove inseguo i voli di altri scrittori.
Mi aiuta guardare le vecchie foto e rinverdire i ricordi.
Mi aiuta pizzicare le corde della chitarra e ritrovare i suoni amici.

E poi mi affido all’abbraccio della natura, mi perdo nei suoi ritmi.
Curo le piante, ridisegno il giardino, spio l’orto.

Mi dedico alla manutenzione delle relazioni.
Telefono e scrivo, ritrovando amici lontani ed esperienze passate.

Spero di caricare le batterie per essere pronto a ripartire.
Perché l’energia emotiva non si ricicla: la si brucia e la si ricrea.