La maratona come un romanzo

Ho avuto la fortuna di poter leggere in anteprima “Non ci resta che correre” di Biagio D’Angelo (Rizzoli, 18 euro) che trovate in tutte le librerie (qui la recensione pubblicata su Repubblica).

Un po’ per curiosità, un po’ perché tra runners milanesi ci si conosce tutti, ho cercato Biagio D’Angelo e ho scoperto che siamo amici su FaceBook (potere del social network!)
Così, detto fatto, ci siamo organizzati per fare una chiacchierata.

Biagio, devo dire che dopo aver letto il tuo libro, mi sembra di conoscerti. O tu e il protagonista di “Non ci resta che correre” non vi assomigliate per niente?
“Beh, è chiaro che c’è molto di me nel personaggio, diciamo che è uno che mi assomiglia moltissimo.
Ci sono alcuni dei protagonisti del libro, di cui racconto la storia, che sono persone reali che inserisco nella trama. Un buon esempio è Fabrizio Cosi, quello che scrivo di lui è tutto vero, tranne il fatto che ci siamo incrociati alla Milano Relay Marathon… ma è il dettaglio meno importante”

Ecco, uno dei tratti più avvincenti del tuo romanzo è che racconti di alcune persone (e di alcuni luoghi) che sono facilmente riconoscibili tra i runners, specialmente quelli lombardi, e le loro storie si intrecciano con una trama verosimile ma inventata. Insomma leggendo non si capisce mai dove finisce il romanzo ed inizia la realtà.
“Grazie. Questo era un po’ la mia intenzione. La corsa è entrata nella mia vita quando, da spettatore, ho assistito alla maratona di New York. E questo lo racconto fedelmente.
Quel giorno era come se ognuno fosse lì a raccontare la sua storia. E in quel momento ho capito che anch’io avrei voluto essere dall’altra parte delle transenne.”

Così inizia il tuo rapporto con la corsa.
“Certo. Tutti i passaggi obbligati, dal restare senza fiato dopo pochi minuti all’incontro con amici che ti danno i primi consigli e ti accompagnano nel tuo percorso da neofita.
E poi il fuoco che arde sempre di più, la sveglia presto la domenica mattina per andare a correre, il ritrovarsi in una tribù che condivide passione e linguaggio… oltre a tutta una serie di piccole manie”

Biagio D'Angelo alla maratona di Amsterdam
Biagio D’Angelo alla maratona di Amsterdam

E di nuovo è facile per ogni runner riconoscersi in questa descrizione. Ma è stato facile passare dalla vita vissuta al racconto?
“Scrivere un libro, almeno per me, è molto simile al correre la maratona.
E’ un sogno nel cassetto, anzi più che un sogno un progetto che continuavo a rimandare. Poi ho riflettuto sul fatto che quella passione per la corsa che mi ha preso circa quattro anni fa era condivisa da sempre più gente e forse era arrivato il momento di mettersi in gioco e provare a raccontare questo mondo”

E così hai fatto. Altre analogie tra scrittura e maratona?
“In effetti sì – Biagio ride – Non puoi preparare una maratona se non decidi di impegnarti a fondo correndo con regolarità. Io ho fatto lo stesso con la scrittura. Ogni giorno per quattro mesi mi sono imposto di scrivere tutti i giorni, anche fosse solo una riga. Questa cosa per quattro mesi è diventata la cosa più importante della mia vita, quella attorno cui ruotava tutto. Proprio come quando uno prepara una maratona. E alla fine, eccoci qui”

Raccontami un po’ di te. Sei uno sportivo prestato alla corsa?
“Hai presente che si dice che la corsa la possono praticare tutti?
Ecco io sono la dimostrazione vivente che questo assunto è vero.
Sono l’antisportivo per eccellenza, mai riuscito a far nulla di buono nello sport, fin da piccolo…”

Poi New York…
“Esatto. New York mi ha fatto capire che la corsa non è solo fatica (anche se ce n’è parecchia) ma anche condivisione di una passione, partecipare a una festa.
Domenica scorso ho preso parte alla DeeJay10 a Milano. 35mila persone che corrono. E non ci sono solo i maniaci della corsa, è un modo di condividere qualcosa che ti fa stare bene.”

Una cosa che appare chiara leggendo Non ci resta che correre, è che tu sei una persona con grandi passioni.
Ad esempio, quando racconti di Milano e delle corse lungo il Naviglio grande, o l’alba attraversando il centro.
“Il mio rapporto con Milano è particolare. Da bambino sono cresciuto qui, poi i miei sono tornati in Sicilia ed io con loro, fino a quando sono rientrato a Milano da adulto.
E’ una città non facilissima da comprendere, ma quando scatta l’amore è per sempre.”

Molto interessante anche il tuo rapporto con la musica, ascolti un po’ di tutto.
“Di nuovo, è il percorso standard del neofita. Si inizia a correre con le cuffie e ci si spara qualcosa che ti tenga sveglio o ti dia il ritmo. Poi inizi ad ascoltare te stesso.
A me piacciono molti generi musicali, dal jazz alla musica leggera, e ho una grande passione per la musica classica. Credo che non CI sia contraddizione: tutta la bella musica parla al cuore e prima o poi finisce per toccare il corpo. Correre con la musica certe volte è un po’ come ballare.”

Ecco ritornare un concetto che esponi a proposito di maratona.
“Sì, nel libro dico che correre una maratona è un’impresa così stupidamente umana e sovraumana insieme. E lo credo fermamente.
Chiunque può impegnarsi per riuscire a correre i 42,195 (quindi è a misura d’uomo) ma è una dimensione sovraumana proprio perché ai limiti dell’incredibile. Eppure i maratoneti, soprattutto quelli che arrivano dopo le quattro o cinque ore, riescono a fare qualcosa di grande.”

Quindi è la maratona che ti ha rubato il cuore.
“Devo dirti che nutro un grandissimo rispetto per la maratona.
Correrla è stata una delle cose più belle che ho fatto… ma adesso sto avvicinandomi al mondo del trail, della corsa in natura, e devo dire che lo trovo molto affascinante. Se la maratona ti appaga (attraverso la fatica) nel raggiungimento di un obiettivo che ti sei posto, il trail (pur sempre faticoso) è proprio divertimento allo stato puro. Arrancare lungo le salite, correre in discesa, attraversare i boschi, scoprire paesaggi nuovi…”

Così si è conclusa la mia chiacchierata con Biagio D’Angelo, con la conferma già percepita durante la lettura del suo Non ci resta che correre, che abbiamo davvero tante cose in comune.

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