L’elogio della normalità

Vorrei spendere questo spazio oggi per condividere una riflessione che mi ha rasserenato.
Come spesso avviene, a darmi lo stimolo a pensare è stato un libro. Sto rileggendo “Uomini, boschi ed api”, un librettino pubblicato da Einaudi nella collana ET Scrittori (10 euro e 50), in cui Mario Rigoni Stern racconta alcuni aneddoti sul suo rapporto con la natura.

Mario Rigoni Stern è uno degli autori che amo. Mi piace il ritmo che riesce a dare alla sua scrittura ed è stato anche un punto di riferimento nelle mie scelte personali.
Il brano a cui mi riferisco è “Segnali di primavera” e adesso ve ne trascrivo un breve passo.

Dicono i meteorologi che questa primavera è pazza [omissis], che sempre meno distinguibili saranno tra di loro le stagioni, e che la temperatura media stagionale ogni anno si abbassa di qualche decimo di grado. Forse tutto questo è vero perché ricordo di quand’ero ragazzo che due macchie di neve ai fianchi di una nostra montagna a settembre non si notavano più e ora, invece, queste due macchie non solo resistono tutto l’anno ma lentamente aumentano nel trascorrere del tempo.

Non sono riuscito a trovare l’anno in cui questo testo è stato scritto. La prima edizione del libro risale al 1980, ma magari il pezzo è precedente.

Comunque, quello che mi ha fatto riflettere è che 40 anni fa la situazione del clima era il contrario di quella che ci troviamo adesso. Temperature in discesa negli anni e maggior innevamento.

Questo corrisponde a quanto ho già sentito dire da vari esperti di climatologia e meteorologia. Il nostro pianeta è naturalmente soggetto a dei macrocicli in cui la temperatura si innalza per anni e poi si riabbassa.

Prima che nascano equivoci, voglio fare una precisazione.
Viviamo in un pianeta piccolo e con risorse limitate. La popolazione mondiale continua ad aumentare (in questi giorni abbiamo toccato gli 8 miliardi e le stime di crescita dicono che saremo in 10 miliardi nel 2050).

Sono convinto che consumare responsabilmente, evitare di sprecare energia, evitare di inquinare, debbano essere linee guida delle nostre vite. Altrimenti la razza umana non sopravviverà e, soprattutto, trascinerà con se anche tutte le altre incolpevoli forme di vita che abitano la Terra.

Ma detto che l’uomo deve fare attenzione a come si comporta, rimane il fatto che l’assenza della neve a gennaio fa il pari con la troppa neve di settembre citata da Rigoni Stern.

In questo mondo in cui si premiano gli eccessi, i media hanno la necessità di trovare storie eccezionali, grandi tragedie, amori impossibili, stragi annunciate, catastrofi imminenti.
Invece, come testimonia il brano che ho citato, la normalità è lo stato più diffuso.
Le cose osservate da una certa distanza appaiono molto meno strane.
La lente d’ingrandimento a cui sottoponiamo qualsiasi cosa, deforma la nostra percezione della realtà.

Mentre scrivo queste righe, in parlamento stanno eleggendo il 13esimo presidente della Repubblica.
C’è un can can mediatico intorno a questo evento che va ben oltre alla necessaria informazione.
Inviati dei talk show si rubano la scena ogni minuto tentando di dare interpretazioni iperboliche, il più curiose possibile per ogni minimo dettaglio.

La lente d’ingrandimento di cui parlavo prima, accentua e distorce, evidenzia e catalizza.

L’effetto pratico è che sui social la gente ha iniziato a parlare del “teatrino scandaloso della politica” e alcuni commentatori eccellenti si fanno trascinare e commentano come sia vergognoso votare per Amadeus o puntano il dito contro “il colpevole ritardo in questo momento di emergenza nazionale”.
Come se fare le cose in fretta fosse una cosa buona.

I vecchi dicevano “La gatta frettolosa fa i gattini ciechi” e noi potremmo trasformarlo in un “i parlamentari frettolosi eleggono un presidente a tempo”.

Osservando le precedenti elezioni, scopriamo che raramente è stato impiegato meno di 6 votazioni. Quindi perché le cose dovrebbero cambiare ora?
Ciò detto, sono felice di avere un Presidente della Repubblica come Sergio Mattarella, che già nei passati sette anni di mandato si è messo in luce per pacatezza e rigore.

Questo comportamento bipolare dei media che cercano lo scoop a tutti i costi invece di narrare lo scorrimento normale degli eventi ha accompagnato anche tutte le fasi della pandemia. Accentuando la polarizzazione delle posizioni sui temi caldi: pro e contro i vaccini, pro e contro il Green Pass e le regole del lockdown, pro e contro la gestione degli ospedali.

Facciamo un passo indietro.
Rilassiamoci.

Non abbiamo il controllo totale della nostra vita, figuriamoci se lo abbiamo di eventi come il riscaldamento globale, l’elezione del Presidente, l’eliminazione del Covid.

L’unica cosa che possiamo fare è guardare il nostro piccolo mondo, cercare di fare la nostra parte e non perder tempo a fomentare le discussioni globali.

Ascolta “L'elogio della normalità” su Spreaker.

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