La traccia

rapace in volo

Giro a vuoto.
Seguendo le inclinazioni dei piedi,
che seguono le pendenze del terreno.
Lasciando che le circonlocuzioni del sentiero,
vengano imitate da quelle del pensiero.

Giro a vuoto.
Inseguo il vento,
cerco il tepore del sole sulla faccia,
aspiro alla salita
per il piacere di scollinare.

Giro a vuoto.
Affianco occasionali compagni di viaggio,
mi confronto e imparo.
Cerco di calpestare nè le mie, nè le altrui orme.

Giro a vuoto.
Straniero nella mia casa,
cerco il focolare nella terra di nessuno.
Ho abbandonato la sicurezza della bussola,
e giro a vuoto.

In compagnia di me stesso non sono perso,
se la testa cerca una rotta
lascio che siano i piedi e il cuore
a guidare la mia caccia al vento.

Dove gli aquiloni non possono volare c’è la casa del falco,
la sua ombra scivola sul pendio,
così io ho il mio tracciato.

E muovo il primo passo di una nuova avventura.

Le mie prigioni

moto_waganari_-man-in-the-cage
Man in a cage, by Moto Waganari

Le mie prigioni sono fatte
di desideri lasciati indietro

Le mie prigioni sono fatte
di sogni che non oso seguire
,
di sentimenti che tengo dentro

Le mie prigioni sono fatte
di scadenze che mi auto impongo,
di convenzioni che accetto di subire

Le mie prigioni sono fatte
di amici che non riesco a chiamare,
di persone che non riesco ad ignorare

Le mie prigioni sono fatte
di parole non dette,
di carezze non date,
di scelte ignorate.

L’importanza di capire
che solo io
sono il carceriere
di me stesso

Lasciarsi andare

foglia nel fiume

Lasciarsi andare.

allentare la presa,
farsi cullare dalla corrente,
regolare il respiro al minimo,
e lasciarsi andare.

non per vigliaccheria,
non per opportunismo,
non perché “non ce la faccio più”,
ma lasciarsi andare.

geometrici, come gli storni che seguono lo stormo;
inesorabili, come le foglie cadute nel torrente;
inarrestabili, come le parole dette d’impulso;
semplicemente lasciarsi andare.

imparare a fidarsi
della vita, del fato, degli altri;
di noi stessi, del nostro cuore, della nostra mente;
fidarsi e lasciarsi andare.

Una corsa lungo il mare

Questa mattina avevo bisogno di stare da solo.
Troppa gente, troppa musica, troppo cibo nei giorni scorsi.
Oggi c’era bisogno di fare spazio per prepararsi all’altra immersione natalizia.

Alle 7:30 sono uscito da casa dei miei genitori e ho sceso rapido un’erta per giungere al porto vecchio.
E poi via, per una decina di chilometri, sul lungomare di Barcola.

L’aria immobile, una bruma che aleggia a pelo acqua e lo sciabordio dello onde che lentissime lambiscono gli scogli.
Un gabbiano ha catturato un granchio e affannosamente cerca di aprirlo prima che qualche compagno glielo rubi.
Sul marciapiede qualche runner, qualche coppia di anziani e un po’ di cani con i loro padroni…

mareggiata a Barcola

Trieste mi ha accolto così, in un abbraccio rispettoso.
Come una madre che sa offrire conforto restando in silenzio.

Il mio passo si è fatto via via più baldanzoso mentre il naso e i polmoni si liberavano e il profumo salmastro del mare mi riempiva il petto.
La mente viaggiava per conto suo e riordinava la ressa di sensazioni accumulate negli ultimi giorni.

E’ bellissimo tornare nei luoghi in cui si è passata una larga parte della vita.
Tornare insieme a nuovi amici crea una specie di cortocircuito temporale tra passato e presente.
Io poi ho la fortuna di avere girato molto e di avere tanti passati cui ritornare… anche se qui a Trieste sento le mie radici.

A Milano ho lasciato il mio presente e il mio futuro.
A Milano c’è un pezzo importante del mio cuore.
Porto con me Trieste racchiusa in una poesia, attraverso le parole del suo massimo cantore, Umberto Saba.

Trieste ha una scontrosa grazia.
Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri
e mani troppo grandi per regalare un fiore;
come un amore con gelosia.

L’ultimo tratto era in salita.
Sono arrivato al portone di casa senza fiato e con la mente sgombra…

Ah già, buon natale…

Scrivere un curriculum

A volte mi imbatto in qualcosa di folgorante (spesso leggendo un libro, altre volte parlando con gli amici, oppure qualcosa che noto passeggiando…)
E su quel frammento elaboro idee che diventano pagine di questo blog. Questa volta sono rimasto senza parole, e ho deciso di riportare questa breve gemma, sperando che susciti anche in voi le mie stesse emozioni.

E’ uno scritto di Wislawa Szymborska una poetessa polacca che ci ha lasciato lo scorso primo febbraio (cliccate qui per saperne di più).

Wislawa Szymborska

Scrivere un curriculum

Cos’è necessario?

E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
Il curriculum dovrebbe essere breve.
E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.

Cambiare paesaggi in indirizzi
E ricordi incerti in date fisse.

Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.

Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza un perché.
Onorificenze senza motivazione.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
E ti evitassi.

Sorvola su, cani gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il prezzo che il valore
E il titolo che il contenuto.

Meglio il numero di scarpa,
che non dove va
colui per cui ti scambiano.

Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.

Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che triturano la carta.

Tirannia

Che tiranno bastardo
è il nostro cuore.
Vince su tutto,
piega la volontà,
toglie la fame,
impedisce il sonno.

Ti consegna inerme
ad un carnefice incolpevole,
che ignaro giocherà con te.
Troppo diversa è la passione,
troppo diseguale il sentimento.
Scappare o soffrire?

Che tiranno bastardo
è il nostro cuore.
Provi ad ingannarlo
con i ragionamenti.
Provi ad anestetizzarlo
con poesie e parole.

Ma basta un battito in più
per renderti felice
e un battito mancato
per risvegliare l’angoscia.
E tu accetti cento miserie
per un istante di felicità.

Che tiranno bastardo
è il nostro cuore.
Ti trasforma come argilla:
Generoso un giorno,
crudele quello dopo.
Appassionato e freddo.

Vaghi nella landa dei sentimenti,
abbandonato dal lume della ragione.
E più sei perso, più ti perdi.
E fai perdere gli altri.
Che tiranno bastardo
è il nostro cuore.

Mille e una parola

parole che cesellano
che inquadrano, che spiegano

parole come sassi
per costruire ponti
che uniscano due mondi

sono i muri di parole
a rinchiudere le emozioni
nella mia anima già piena

parole senza eco
mi rimbalzano addosso
mi seducono e mi feriscono

una solitudine di parole
così dolorose, così vuote,
così senza senso

e io scappo nel silenzio
del vento e della notte
dove i suoni sono veri

solo i gesti possono parlarmi
di felicità raggiunte
di sospiri
di emozioni

La corsa vera

E’ un periodo strano della mia vita. Torbido e frenetico.
Sono così preso dalle cose dell’anima che il corpo, finalmente libero dalla mente, si sta fortificando indipendentemente.

Cerco nella fatica la liberazione dello spirito, inseguo fantasmi e demoni lungo le salite dei monti, rifuggo la compagnia come mai avevo fatto prima, ignoro il piacere del cibo perché non mi da più la stessa gioia.

Soffro più per l’inattività che per la fatica, anelo ai grandi spazi e mi trovo imprigionato in frammenti di tempo, vorrei fuggire e mutarmi in animale, tutto istinto e forza fisica.

La testa e il cuore in perenne duello sfiancano la mia volontà, ma il corpo è libero e se ne va per conto suo.

Gli amici mi trovano più magro, ma il peso non è cambiato. Sono solo stato prosciugato, l’energia si è spostata dallo stomaco ai muscoli. Dal volto ai piedi.

Franz Rossi

Così ho scoperto che posso affrontare serenamente ritmi che prima non mi sognavo, distanze che erano proibite, uscite in giornate successive che prima mi erano negate dal dolore alle gambe.
E non mi interessa più.

La paura di non farcela è rimasta in fondo al mio cuore.
Prima temevo di non arrivare, adesso temo di non partire.
Parlo un linguaggio che capisco io solo, il linguaggio dei miei passi.
Sono come le api danzatrici che si intendono grazie ai complicati intrecci dei loro balli.

Cos’è il Linguaggio? Un modo per farsi capire tra simili.
Ecco io oggi posso parlare solo quello. Non so se mi capiranno. Non so se ci sono miei simili.
E forse alla fine non dovrebbe importarmi.

Come vorrei che quell’insulso muscolo che pompa il sangue nel corpo si chetasse per un’ora.
Come vorrei che il cervello si stancasse di pormi tutte quelle domande.
Solo nella salita trovo tregua, con il cervello che si spegne per aiutare il cuore a nutrire di ossigeno i muscoli.

Allora capisci che la gara non mi interessa.

Io cerco spazi da percorre non tracce da seguire.
Ogni passo è un istante di libertà.
La somma dei passi, un’attimo di vita.
Vita mia.

Into the Wild

Into the Wild

E’ uno di quei momenti in cui senti tutta la pressione addosso.
E’ uno di quei momenti in cui non vuoi reagire ma fuggire.
E’ uno di quei momenti in cui hai solo voglia di stare con te stesso.

…per trovare nuovi spazi
…per misurare la tua anima
…per poterti raccontare libero

Allora tornano i ricordi di un film, che ti ha fatto pensare.
In cui il protagonista aveva il coraggio di andare fino in fondo.

Eppure è così semplice:
La verità ti rende libero
Se hai un sogno allunga la mano e prendilo.
Sii te stesso a qualunque costo e quando ti perdi torna indietro e ritrovati.

Invece tu vivi come il baco da seta, aviluppato dalla tua quotidianità.

Comodità e prigionia.
Con i sensi di colpa come secondini,
con le responsabilità come sbarre,
con le abitudini come pareti.

Ci vuole coraggio ad andare avanti.
E più coraggio a tornare indietro.
Solo lasciarsi portare non è faticoso, ma ti uccide.

Così incassi la testa tra le spalle,
chiudi il cuore alle lagnanze di chi ti circonda,
e aspetti che arrivi domani per fuggire via,
dritto verso l’estremità del mondo.

Immaginario

Mentre corro nel bosco
d’inverno,
sentire il suono di una foglia che cade.

E l’anima si trasforma in vapore
per mescolarsi al fiato,
in controluce.

Echi di passi sulla ghiaia più sopra
creano contatti che durano un’istante.
Sfiorarsi, spiarsi, capirsi
così lontani, così vicini.

Accarezzi il mosaico di pietre
che scintilla bagnato dalla notte
e riflette i freddi raggi del sole.

Così ti perdi nella poesia del gesto
che si ripete nella potenza muscolare
e si fa musica al ritmo del cuore.

Quanto lontano può portarti un altro mille
se la ripetuta si sublima nel viaggiare.