Correre per una lacrima, una lacrima per correre

Ho scritto questo pezzo a dicembre 2011, il giorno dopo essere stato a Reggio Emilia in occasione della Maratona del Tricolore (la cui 24^ edizione si è corsa ieri). Non ero andato lì per partecipare alla gara, ma avevo lo stand di X.RUN (la rivista che ho fondato) e di Emergency.
Ma lo trovo ancora attuale…

partenza Maratona del Tricolore

Ero alla Maratona di Reggio Emilia.

Scrivo “ero” perché la mia presenza si è limitata a presenziare allo stand di X.RUN for EMERGENCY e non a correre la gara.
Se provo a definire le sensazioni che regnavano dentro di me in quel sabato premaratona, la parola che mi viene in mente è fastidio.
Fastidio per non poter correre, fastidio per sentirmi tagliato fuori da quel bel gioco che tanto mi prende, e invidia per questa folla di persone in tuta che stringe tra le mani la busta con il pettorale.

Ho individuato la ragazza quando era ancora un po’ lontana dallo stand di Emergency.
La prima cosa che mi ha colpito è stata l’andatura: sembrava esitante, si avvicinava rapida agli stand come sospinta da una grande determinazione e una volta arrivata a contatto si ritraeva di un passo o due. Curioso…
La seconda cosa, una volta che è stata più vicina, è stato il suo sorriso: un sorriso generoso, bello e buono, eppure trattenuto, timido… in linea con la sua andatura.
La terza cosa, quella che mi ha strappato un sorriso invidioso, è stato il suo cappellino: uno dei classici cappellini a visiera, ma con la scritta Randagio ricamata sopra…

La ragazza si è avvicinata, mi ha detto a mezza voce “ritorno dopo” (come fanno in mille alle fiere) e si è allontanata verso l’area del ritiro magliette e pacchi gara.
Poi, però, lei è tornata e abbiamo parlato un po’.
Ho rotto il ghiaccio io, parlando di Emergency e di cosa fanno nel mondo.
Lei mi ha detto che è un medico e che lavora in Pronto Soccorso.
Le ho raccontato perché X.RUN supporta Emergency e di come la corsa possa essere molto di più di un passatempo.
E lei mi raccontato della sua passione per la montagna e di come qualche tempo prima fosse stata coinvolta in un incidente d’auto mentre era sull’ambulanza e avesse rischiato di rimetterci la vita.
Prima di salutarla le ho chiesto cosa pensava di fare il giorno dopo. Se cercava il record personale o voleva semplicemente divertirsi.

Ed ecco ripetersi il miracolo.
Mi ha detto che voleva solo arrivare in fondo, provare a se stessa che era davvero tornata a vivere dopo l’incidente.
Mentre parlava non ha saputo trattenere la commozione, la voce tremava e sugli occhi è passato rapido il velo liquido di una lacrima.
Mi ha sorriso imbarazzata, scusandosi per quell’attimo di debolezza.

In verità quello è stato il più bel regalo che poteva farmi.

Quella lacrima mi ha cambiato la giornata ed ha dato un senso al mio essere lì.
Per un brevissimo istante è saltato il tramezzo che costruiamo tra la nostra facciata e quello che siamo veramente.
Se sapremo far parlare la parte nascosta dietro il tramezzo, allora ci sarà ancora speranza per il genere umano.

Grazie anonima amica per aver condiviso con me per un paio di minuti la tua vera essenza.

…senza titolo

-10. Buffi rivoli di acqua scendono a bordo strada

-9. Le foglie rese viscide dalla pioggia non danno appoggi sicuri al piede

-8. Un gruppo di ragazzini dalle rosse divise corre e chiacchiera

-7. Il passo degli amici, sempre dietro all’inizio, sempre davanti alla fine

-6. Freddo. Le gambe sembrano intorpidite

-5. Perché la luce del lampione sembra non illuminare il segno dei 100 metri?

-4. Al ritorno non basta il tempo per rifiatare

-3. Le mani adesso sono bollenti

-2. Perché la testa si stanca sempre un po’ dopo il corpo?

-1. La doccia bollente

Finito.

Dieci ripetute in salita.

Il diritto di non correre

Mentre scrivevamo Niente panico si continua a correre, Giovanni ed io abbiamo inserito anche un decalogo del podista. Volevamo raccogliere alcuni consigli imparati dall’esperienza e proporli con un po’ di umorismo come se fossero delle regole.

Alla fine è uno dei capitoli più citato del nostro libro e questo ci fa piacere.

L’idea era venuta a me, sulla falsariga di quanto fatto da Daniel Pennac in un’opera che considero una pietra d’angolo per gli amanti della lettura, parlo di Come un romanzo, dove citava il decalogo dei diritti del lettore. 
E il primo diritto è quello di non leggere.

podista stanco

E Pennac mi è venuto in mente durante questo ultimo weekend.
Avevo lavorato molto tra giovedì e venerdì, sabato sono dovuto andare a Bergamo (250 km ad andare ed altrettanti a tornare) e domenica pioveva che dio la mandava… insomma – per dirla tutta – non avevo proprio voglia di correre. E così ho fatto.

Dallo scorso anno ho deciso di non gareggiare più, di correre solo per piacere e per mantenere vivo quel rapporto con il mio corpo che è un vantaggio collaterale di correre regolarmente.

Il bello di questo approccio è che mi permette di liberarmi di quel fastidioso senso di colpa dell’uscita mancata (che è tipico del runner che prepara una gara).

E c’è ancora un altro vantaggio.
Dopo aver saltato un’uscita programmata, di solito, torni con più voglia di correre.

Nel mio caso ho corso venerdì, il sabato era previsto riposo, così domenica dovevo correre ma sono rimasto a casa.
Pigramente, sul divano, davanti alla stufa. Dividendomi tra libri e televisione.
Sono uscito sotto l’acqua solo per eliminare alcuni rami che l’ultima nevicata aveva abbattuto, ma niente di più.

Oggi non vedo l’ora di indossare le scarpette e di uscire (magari in pausa pranzo) a fare un’oretta allegra, togliendo la ruggine dalle gambe e riempiendomi i polmoni dell’aria frizzante dei miei boschi.

Come treni sui binari

Gli sportivi lo sanno.
Il principio dell’allenamento è spingere il tuo corpo un po’ più in là, un po’ fuori dalla tua comfort zone.
Se ti viene facile correre fino alla fine della salita per tre volte, è la quarta quella che ti allena.
Se non fatichi ad andare a 5’00″/km sono i chilometri corsi a 4’50” quelli che ti donano la brillantezza…

Stamattina mi chiedevo se la stessa regola si applica anche alla vita.

treno a vapore

Viviamo come dei treni sui binari.
Ogni passo è condizionato dalle scelte che abbiamo fatto precedentemente, magari 30 anni fa.
Abbiamo orari da rispettare, compiti da eseguire, convenzioni cui adeguarci.
E siamo bravi a farlo. Arriviamo puntuali, non ci scordiamo le cose, non generiamo risentimenti…

E’ la nostra area di comfort, quella in cui sappiamo di poter far tutto, quella che non ci costa troppa fatica.

Ma non impariamo nulla di nuovo. Non ci alleniamo, non miglioriamo.

Sappiamo chi siamo, ma non chi potremmo essere.

Certo, qualcuno potrà obbiettare che non occorre puntare sempre più in alto.
Magari la nostra routine è la ricetta perfetta per essere felici.

Sarà anche vero. Ma, di nuovo, ci viene in soccorso il parallelo con la corsa.
C’è una regola che abbiamo imparato tutti: se continui a correre alla stessa velocità ogni giorno, quella velocità diventerà sempre più difficile da mantenere.
Se non spingi il tuo corpo ad andare più veloce, inesorabilmente rallenterai.

Nella corsa, come nella vita, abbiamo bisogno di variazioni di ritmo.
Abbiamo bisogno di allenarci, di uscire dall’area di comfort e di metterci in discussione.
Fuor di metafora, abbiamo bisogno di esperienze nuove, di stimoli, di sfide.

Ed è importante capire che questo non serve solo a migliorare, ma semplicemente a non morire.

La filosofia del Running

La filosofia del running

Il titolo del libro mi aveva colpito fin dal primo momento; il fatto che l’autore, Luca Grion, scrivesse su Repubblica dei Runner e che avessi già apprezzato alcuni suoi aritcoli aggiungeva interesse; ma ci è voluta una presentazione a Milano, quando ho avuto modo di passare alcune ore con Luca, prima ad assistere alla conferenza e poi a correre insieme e a mangiare una pizza con alcuni amici, per darmi la spinta finale alla lettura.

Luca Grion è un giovane docente di filosofia morale.
L’età, ai miei occhi, non è mai una questione importante, ma oggi la cito perché sembra in antitesi con la materia che studia ed insegna.
Quasi che gioventù e pensiero non possano andare a braccetto.

La filosofia morale, cioè l’elaborazione del pensiero intorno alla morale, è uno dei temi che più mi appassiona. E confrontarmi sulla corsa con chi è abituato ad approfondire gli aspetti etici, è un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.

Ma lasciatemi fare un passo indietro autobiografico. Io ho il problema di essere troppo razionale.
Fin da piccolo ho sempre ragionato sui pro e i contro di ogni azione. Ho sempre visto il torto e la ragione in ogni disputa (anche quelle in cui ero – ahimé – coinvolto).
La componente razionale mi ha messo in gabbia. O per lo meno io mi sono sempre sentito legato ad essa. Anche nelle scelte che, per antonomasia, dovrebbero essere guidate dal cuore, dalle emozioni, dall’istinto, dalle passioni.

La corsa è stato il mio modo di liberarmi di quella prigione.

Di restituire il controllo al corpo, alla mia fisicità rispetto alla mia razionalità.

La corsa era il mio approccio empirico al mondo.
Conoscevo i miei limiti non ragionandoci sopra, ma sperimentandoli.
Facevo le cose e poi le analizzavo, invece che progettare e poi realizzare.

Luca Grion, invece, grazie alla sua formazione, applica le “regole” del pensiero alla corsa e ne deriva una serie di principi che si adattano perfettamente al runner.

Il libro è distinto in tre parti.

Nella prima, il Lessico del runner consapevole, analizza alcuni dei concetti che sono propri a tutti quelli che corrono, dalla dieta alle ripetute, offrendo un punto di vista più ragionato su quello che facciamo (o dovremmo fare).

Nella seconda, l’Intermezzo, parla di filosofia, svela il mondo dietro ad alcuni dei concetti che noi prendiamo per assodati. Spiega perché l’etica nello sport è fondante quanto la prestazione. E ci introduce al pensiero di Tommaso D’Aquino, un frate domenicano il cui pensiero è alla base della Teologia delle Virtù.

Nella terza, Le virtù del Maratoneta, vengono studiate le virtù che sono proprie di chi pratica la corsa di lunga distanza. Non vi spaventate dei nomi, prudenza, trasgressione, temperanza (tanto per citarne alcuni) che fanno pensare al catechismo: nel libro di Luca sono ben applicate agli allenamenti, alle gare, alla corsa.

Questa è la parte che mi ha stimolato di più.
L’applicare virtù morali alla nostra vita, e la corsa per noi runners è una parte importante di essa, in alcuni casi è ciò che ci definisce, è una pratica che sta diventando fuori moda. E ringrazio Luca per averle presentate in modo moderno ed interessante.

Non è certamente un manuale tecnico.
Chi ha amato Perché corriamo di Roberto Weber, o ancora di più Lungo lento di Paolo Maccagno, non può perdersi l’opera di Luca Grion.

Ho centellinato questo La filosofia del running, spendendo in sua compagnia diverse serate, godendone solo alcune pagine alla volta.

Ho trovato alcune conferme a principi che, pur non essendone consapevole, ho applicato nella corsa.
Non ho trovato risposte, ma non è questo, in fondo, il compito di un buon libro? Stimolare il pensiero, e offrire qualche indicazione per un nuovo percorso di ricerca.

La filosofia del Running
Luca Grion
Mimesis, collana Il Caffè dei Filosofi
140 pagg. / 12,00 euro

Nostalgia canaglia

Per una volta tanto ho invertito la tendenza.
Ho corso per poterne scrivere nell’appuntamento del lunedì su Repubblica dei Runner.

Durante il weekend sono andato a Trieste, come mi capita spesso (leggete qui, ad esempio). Avevo dietro la roba per correre ma zero voglia.
Poi sabato, spinto appunto dalla consapevolezza che lunedì ne avrei dovuto scrivere, ho bandito la pigrizia e sono uscito a correre.
Sono partito tranquillo, sul lungo mare di Barcola, e presto sono stato superato da due podisti che procedevano tranquilli mentre chiacchieravano dei fatti di cronaca.

Li ho lasciati andare. Viaggiavano ad una quindicina di secondi al chilometro più veloci di me (almeno ad occhio).
Poi li ho ripresi perché uno si era fermato a bere ad una fontanella. Ma sono stato subito superato nuovamente.
Al giro di boa classico su quel percorso, il bivio di Miramare, anche loro hanno fatto dietrofront e, regolari come un metronomo, sono tornati verso la città.

Non so cosa mi sia scattato dentro, forse solo la voglia di sentire le gambe girare, ma ho deciso di aumentare e, nei quattro chilometri che ci dividevano dal punto in cui io sarei arrivato a casa, qualche metro alla volta, ho raggiunto e superato i miei inconsapevoli bersagli.

In pratica un allenamento con la prima metà tranquilla e la seconda metà in progressione.

La corsa è come le sigarette. Produce dipendenza.

E come per le sigarette (“ne fumo una e basta”) appena esci e ti diverti un po’, subito ricaschi nel vizio.
Così il giorno dopo, la domenica, approfittando dell’ora in più regalatami dal passaggio all’ora solare, ho fatto un viaggio nel tempo e sono andato a riprovare un vecchio percorso sul Carso.

Strada Vicentina - Napolenica

La prima volta che vi avevo corso (probabilmente 35 anni fa) mi aveva accompagnato Sergio, un amico che adesso è anche diventato mio cognato. Avevamo fatto la Napoleonica partendo dall’Obelisco, eravamo saliti alla Vedetta Italia (332 mt slm), da lì avevamo raggiunto Monte Grisa e, nei boschi, eravamo tornati all’Obelisco.
E quello era rimasto il “nostro” percorso; quello che ogni settimana ripetevamo.

All’epoca – ricordo – lo consideravamo un giro impegnativo.
Adesso, dopo anni di trail running, è poco più di un’uscitina (8km e 200D+).

Ma ripercorrendo quei sentieri mi sembrava quasi di essere tornato ragazzo, di avere Sergio al mio fianco, di chiacchierare di progetti per il futuro (che oggi è il mio passato).

Un’esperienza dolce e malinconica allo stesso tempo.

Ogni volta che torno a Trieste, vecchi fantasmi prendono vita.
E qui mi rendo conto del potere della nostra mente, della nostra immaginazione.

Le persone ci mancano soprattutto per i ricordi delle emozioni che associamo loro.
E la misura in cui ci mancano è proporzionale all’intensità di quelle emozioni.

Uno stato di sospensione

Et voilà.
La scorsa settimana la magia è stata replicata. Ancora una volta.

ore 7.30 – a Milano il cielo è sereno, ma al bar mi dicono che è prevista pioggia.
ore 12.00 – infatti un’acquerugiola fastidiosa bagna l’asfalto e i tetti delle macchine.

Devo decidere cosa fare.
Avevo previsto di correre, ma non ho voglia di prendere l’acquazzone serale, quindi salto il pranzo e vado al campo XXV Aprile.
Si corre in Montagnetta!

Il cervello registra automaticamente le sensazioni. Tutte negative.
Le gambe non girano; il fiato è corto; il mio corpo è una massa ballonzolante intorno allo scheletro.

Cerco di convincermi: Sono già qui, so che dopo starò meglio, e poi sfogo un po’ di tensione della giornata

correndo nella pioggia

La pioggia sembra aumentare, si mescola al sudore che mi cola negli occhi.
Scollego il cervello dalla corsa e lo metto a riflettere sulla mia vita, sulle scelte che sto facendo, sugli affetti.

Così le gambe entrano nel ritmo giusto.
Assaporo la fatica per quello che è.
La mente vaga libera e io mi diverto una volta in più.

Quando incontro un amico che mi saluta, mi spiace persino uscire da questo stato di sospensione.

Ma giro l’angolo, arrivo all’auto, fermo il cronometro.
Erano mesi che non riuscivo a correre 10 chilometri in progressione.

Sono di nuovo pronto a reimmetermi nella routine.
E il pomeriggio in ufficio è volato

Perdere la testa

Io sono un tipetto razionale. Fin troppo…
Amo farmi una ragione di qualsiasi cosa, di comprendere i meccanismi, di gestire gli effetti.

Anche quando corro, ovviamente.

Bene, la scorsa settimana ho fatto un’esperienza per alcuni versi illuminante.

Come forse ricorderete, da inizio settembre mi sono rimesso di buzzo buono a correre con regolarità.
Esco tre volte durante la settimana, e nel weekend mi dedico al trekking.

Il giro settimanale dura circa un’oretta. Prevede un primo tratto in discesa, un lungo falsopiano in leggera salita, e una parte finale in cui corro nel bosco con saliscendi continui e una lunga discesa finale.

Poiché le prime volte mi trovavo già in affanno lungo il falsopiano, sono subentrate testa ed esperienza a mettermi il pilota automatico. Così partivo tranquillo e poi mi gestivo: in pratica restavo con il freno a mano tirato in modo da non soffrire troppo nella seconda parte.

La scorsa settimana mentre mi scaldavo mi è venuta in mente un’idea nuova e ho iniziato a cullarla.
Il mio cervello la osservava da tutti i lati e, così facendo, si è distratto e non ha inserito il pilota automatico.

Sono arrivato alla fine del falsopiano senza affanni e sono partito per il tratto sul sentiero bello pimpante.
Insomma per farla breve, senza freno tirato ho guadagnato un paio di minuti (e questo è ovvio, direte voi); ma la cosa che più mi ha colpito è che non ero per nulla stanco.

Il pensatore di Rodin
Il pensatore, l’opera di Auguste Rodin a Parigi

tic… tic… tic…
gli ingranaggi del mio cervello hanno iniziato a ponderare l’esperienza e, la volta successiva, ho scelto a bella posta di spingere in modo leggero e costante nel primo tratto e, sorpresa sorpresa, il miracolo si è ripetuto.

Allora, mi sono chiesto, quante volte ho lasciato che il buon senso (la prudenza, la tattica, chiamatelo come volete) mi bloccasse prima di arrivare a mettermi davvero in gioco?

Ma non sono io quello che ha scritto Una seducente sospensione del buon senso? E allora?

Magari in gara è anche giusto. Ma nelle mie corsette settimanali, non sarebbe meglio andare a raschiare il fondo del barile? Questa settimana ci riprovo. Non sia mai che per andare più veloce, i chili di troppo da togliere siano quelli sopra il collo.

Passatempo per una mattinata uggiosa

Volete provare con me un giochino?
Adesso enuncerò alcune frasi tratte direttamente dall’esperienza comune del corridore.

1. Nella corsa, specialmente quella di lunga durata, la cosa più importante è saper individuare il ritmo giusto. Conoscere a fondo sè stessi prima che le altre persone che corrono con te e non delegare ad altri le proprie scelte. Non farsi trascinare, non ingaggiare sfide con altre persone e soprattutto non lasciare che gli altri impongano a te il loro ritmo: tu conosci te stesso, gli altri no.

2. Nella corsa è fondamentale essere realisti. Sapere esattamente fino a dove puoi arrivare e prepararti bene per affrontare la sfida di andare un po’ oltre.

3. Nella corsa è basilare la preparazione alle sfide, ma non basta. Bisogna anche essere pronti a gestire tutti gli imprevisti, le piccole e grandi difficoltà che certamente troverai.

4. Uno degli errori tipici che si fanno correndo è quello di pensare sempre al futuro: se non ti godi ogni singolo momento della corsa finirai con perdere la motivazione a correre. Passerai le tue giornate in attesa di riuscire a correre senza fatica e meglio.

5. Infine l’ultima cosa da tenere bene in mente: il modo in cui corri dipende solo da te. Non esistono polveri magiche, non esistono libri da leggere, non esitono persone con la verità in tasca. Devi uscire e correre. E poi correre, correre e ancora correre. E dalla corsa imparare.

OK, direi che possiamo essere tutti d’accordo.
Forse non sono perle di saggezza, ma sono frasi sensate nelle quali ci possiamo certamente riconoscere.

passeggiando nel bosco


Bene adesso il giochino. Sostituiamo la parola corsa con la parola vita e il verbo correre con il verbo vivere

1. Nella vita, specialmente quella di lunga durata, la cosa più importante è saper individuare il ritmo giusto. Conoscere a fondo sè stessi prima che le altre persone che vivono con te e non delegare ad altri le proprie scelte. Non farsi trascinare, non ingaggiare sfide con altre persone e soprattutto non lasciare che gli altri impongano a te il loro ritmo: tu conosci te stesso, gli altri no.

2. Nella vita è fondamentale essere realisti. Sapere esattamente fino a dove puoi arrivare e prepararti bene per affrontare la sfida di andare un po’ oltre.

3. Nella vita è basilare la preparazione alle sfide, ma non basta. Bisogna anche essere pronti a gestire tutti gli imprevisti, le piccole e grandi difficoltà che certamente troverai.

4. Uno degli errori tipici che si fanno vivendo è quello di pensare sempre al futuro: se non ti godi ogni singolo momento della vita finirai con perdere la motivazione a vivere. Passerai le tue giornate in attesa di riuscire a vivere senza fatica e meglio.

5. Infine l’ultima cosa da tenere bene in mente: il modo in cui vivi dipende solo da te. Non esistono polveri magiche, non esistono libri da leggere, non esitono persone con la verità in tasca.
Devi uscire e vivere. E poi vivere, vivere e ancora vivere. E dalla vita imparare.

Divertente no?
Non è certo filosofia, ma uno spunto come un altro, in questa mattina con il cielo nero

La prospettiva del corridore

Senza scomodare i filosofi che vogliono che la semplice osservazione di un evento comporti un’interazione con l’evento stesso, è nell’esperienza comune che ogni realtà è percepita in modo diverso a seconda di chi la osserva o la vive.

Per noi che corriamo la vita appare completamente diversa.
Migliore? Peggiore? Provate a seguirmi per qualche capoverso…

L’idea mi è venuta qualche tempo fa, quando un’amica mi raccontava che, di ritorno da un cross è rimasta bloccata in autostrada per un incidente occorso qualche minuto prima. Il problema era che quella sera doveva andare alla Scala ad assistere ad un balletto e il ritardo stava mettendo in forse l’arrivo a teatro. Il giorno dopo le ho chiesto com’era andata e lapidariamente mi ha risposto: “Sono arrivata a casa alle 18.45, mi sono tolta il fango con una pezza bagnata e alle 19 era di nuovo in strada. Il balletto è stato bellissimo!”

Ora quale donna può andare nel tempio della lirica italiana senza aver dedicato almeno un paio d’ore alla preparazione? Beh, una podista! Un misto di senso pratico, abitudine al controllo del tempo, e una dose inesauribile di volontà di riuscire.

Un altro esempio che mi tocca da vicino.
Qualche anno fa sono dovuto restare fermo ai box per sei mesi a causa di un’ernia al disco. La cosa si è presentata come una lombo-sciatalgia con una spiccata discopatia al disco tra la L5 e la S1 (so che scrivo geroglifici, ma so anche che chi ci è passato sa di cosa parlo). I medici aspettavano di vedere se consigliarmi l’operazione o se l’ernia non peggiorasse e il dolore passasse. Nel frattempo mi avevano impedito di correre.

Dal mio punto di vista, dalla mia prospettiva, la preoccupazione non era il dolore (siamo tutti abituati ad una minima dose di dolore in maratona), non era l’autocommiserazione per il mio status di “malato“ (propria di alcuni malati e di tutti gli ipocondriaci), non era la paura dell’operazione o la volontà di evitarla.
Io ero focalizzato sulla ripresa dell’attività sportiva. E questo mi permetteva di andare avanti, mettendo tutte le cose che ho citato al loro posto, accettando la cura (e anche lo stop forzato è parte di questa), obbligandomi a reagire.

E’ il mio “essere“ podista che ha plasmato il carattere in questo modo.

[Per i più curiosi dirò che l’ernia si è disinfiammata, è rimasta una leggera protrusione e, senza essere operato, da quella volta ho corso anche il Tor des Géants, NdA]

Concludo con un tema lieve, che però esemplifica bene come attraverso gli occhi di un podista la realtà venga distorta.

Andate a pranzo con un corridore. Mangerà probabilmente molto di più di quello che, giudicandolo dall’aspetto fisico, vi potreste aspettare; mangerà meglio, con una maggiore attenzione alla qualità del cibo. E soprattutto si esprimerà in modo assolutamente particolare, misurando le porzioni di dolce in ore di lungo lento e il piatto di pasta in carico di carboidrati.

Tendenzialmente sarà un piacevole commensale, pronto a “spazzolare“ il proprio piatto e magari a fare a metà con voi di una seconda pizza…

Per giungere alla conclusione, correre ci cambia la vita, ma cambia anche il modo in cui noi percepiamo la nostra esistenza. E abitualmente lo cambia in meglio.

Sicuramente ci sono motivi chimico-fisiologici, penso ad esempio alle endorfine in circolo, ma credo che in primo luogo il miglioramento stia nella nostra testa, nell’ottimismo che diventa un atteggiamento abituale, nella prospettiva migliore da cui – noi che corriamo – affrontiamo gli ostacoli.

E questa, a mio avviso, rimane la più importante tra le ragioni per cui correre…