Tecnologia vs Esperienza

Lunedì scorso ero in falegnameria. Da un paio d’anni a questa parte, con una certa regolarità, vado a trovare il mio amico Edoardo, un falegname fatto e finito, per imparare la sua arte.

Stavamo lavorando alla scala che collegherà due piani della casa dove vivo. Il progetto è stato disegnato con autocad e noi, pezzo per pezzo, lo stiamo realizzando.

Senza entrare troppo nei dettagli, alcuni dei gradini della scala avevano forme estremamente irregolari (è una specie di scala a chiocciola che si infila in un buco rettangolare), una sorta di quadrilatero romboidale con tutti i lati e gli angoli diversi. Partendo dal disegno su pc, copiavamo le misure sul legno, e poi effettuavamo i tagli utilizzando uno strumento (una squadratrice, per chi conosce il mondo della falegnameria) ad alta precisione.

Mentre lavoravamo, chiacchieravamo su come dovesse essere complicato fare la stessa cosa solo vent’anni fa, quando non c’erano pc e strumenti precisi, ma solo carta, matita e squadra. E ci chiedevamo chi avrebbe vinto la sfida di creare una scala tra un ingegnere di oggi e un carpentiere del passato. Insomma tecnologia vs esperienza.

Ma è davvero così?

Nel mio lavoro utilizzo sempre più spesso strumenti tecnologicamente evoluti. Partiamo pure dall’intelligenza artificiale che uso per creare illustrazioni, che uso per velocizzare delle ricerche o compilare dei moduli. E passiamo a macchine fotografiche in grado di realizzare buoni prodotti anche in mano a persone con poca esperienza come sono io. Oppure microfoni in grado di registrare pre-filtrando suoni indesiderati o software di montaggio che mi aiutano a realizzare podcast professionali.

Lo facciamo tutti e sempre più spesso. Dal momento in cui ci affidiamo al gps per arrivare in un certo luogo (magari anche dicendo a che ora in base alla sua previsione) fino a quando cerchiamo un’informazione su Google senza controllarne le fonti.

Ed ecco il punto critico. Usare la tecnologia o affidarsi alla tecnologia?

Mentre Edoardo ed io tracciavamo i gradini, riportando i dati elaborati dal computer, continuavamo a verificare a mente i suoi calcoli, a cercare di prevedere le forme. Insomma, accettavamo con spirito critico i dati della macchina.

Non sono contrario alla tecnologia, anzi. Devo dire che sono piuttosto curioso di sperimentare nuovi apparecchi e nuovi software. Non per metterli in crisi, ma per capire dove mi possano aiutare.

Credo che, con i dovuti distinguo, sia la stessa cosa che facevano i vecchi falegnami con il nuovo scalpello che arrivava “da fuori”. Lo studiavano per capire come poteva essere loro utile.

Fino a quando affronteremo la tecnologia con lo stesso spirito, cercando di capire e non limitandoci a subirla, allora il nostro cervello non correrà il rischio di diventare un organo inutile.

Non vorrei mai che, come abbiamo fatto con i muscoli (facciamo di tutto per non far fatica quando lavoriamo e poi paghiamo un personal trainer per farci far fatica nel tempo libero), ci troveremo a pagare qualcuno o qualcosa per stimolare i nostri neuroni impigriti.

Un computer ci ucciderà?

La presenza del computer in tutte le nostre attività comporta molti vantaggi ed alcuni rischi. Siamo consapevoli di questo?

Io lavoro in una software house, cioè in una società specializzata nello scrivere programmi che verranno dati in pasto ai computer per far loro eseguire dei compiti. O meglio, questo è quello che facevamo in passato.

Oggi i computer sono dappertutto. Non solo sulle scrivanie dell’ufficio, ma dentro il vostro smart phone, dentro il microonde, comandano l’automobile e l’ascensore. Di conseguenza anche noi che scriviamo programmi siamo passati da fare un lavoro di nicchia a coprire ogni attività umana.

Dico questo per chiarire il fatto che:

  1. conosco la tecnologia da dentro e da fuori, da utente ma anche da produttore
  2. uso la tecnologia regolarmente (per lavoro e non solo)
  3. non ho pregiudizi generici sul suo uso

Credo sia sotto gli occhi di tutti il fatto che abbiamo abdicato.
Abbiamo lasciato sempre più attività alle macchine.
Siamo partiti usando degli attrezzi per fare meno fatica; poi per metterci meno tempo; ora abbiamo demandato a loro alcuni compiti decisionali.

Esagero?

Quando salite in auto per andare in un posto che non conoscete, chi decide quale percorso seguire? Voi o Google Maps?

Quando accedete a Netflix per guardare un film rilassante, cercate qualcosa in autonomia o vi fate consigliare dalla televisione?

Se poi passiamo agli usi professionali: chi pensate determini quante tasse sono dovute al fisco? l’ordine di produzione di un’automobile? la pubblicità che appare quando scorrete FaceBook?

braccio di ferro

E’ un bene o è un male?

Non mi interessa discutere qui delle implicazioni etiche dell’uso della tecnologia. Voglio solo far notare come queste scelte hanno delle conseguenze.

Il nostro cervello e il nostro corpo sono simili alla vecchia bicicletta che tenete in cantina, soppiantata dalla nuova gravel che usate ogni giorno: sono impolverati, arrugginiti, rigidi.

La tecnologia, come ogni giovane rampante, lascia alle sue spalle una traccia di cadaveri. Di vecchie carcasse non utilizzate.

Tra esse, ci siamo anche noi.

L’automobile ci ha tolto la capacità di muoverci.
Il computer rischia di toglierci la capacità di pensare.

I muscoli sono già atrofizzati, tant’è che il medico consiglia di fare attività fisica.

Ma sono molte altre le nostre “funzionalità” che iniziano ad atrofizzarsi.

Pensate alle capacità sensoriali: non facciamo più affidamento su olfatto e vista per riconoscere potenziali pericoli. Non contiamo più sull’udito per muoverci all’aperto. Non usiamo il tatto per rapportarci con l’esterno (gli altri o l’ambiente).

Anche il cervello si sta impigrendo.
Fatichiamo a ricordare, a prendere decisioni basate su fatti, ad interpretare la realtà che ci circonda.

Dovremmo spegnere i computer?
Penso di no. Dovremmo solo essere noi a scegliere quando e quanto utilizzarli. Mantenere il controllo.

Se devo fare un viaggio di 1000 chilometri uso l’aereo, per uno di 200 uso l’auto, dal panettiere vado a piedi.
Perché dovrebbe essere diverso per il computer?