Poesia vs prosa

Mi capita spesso di incappare in un verso di qualche poesia citato all’interno di un testo che sto leggendo.
Di solito resto perplesso…

Butto giù alcuni pensieri sparsi e un po’ inconcludenti.
Come ho avuto modo di dire moltissime volte, sono un appassionato di linguaggi e, più in particolare, di quella sottocategoria dei linguaggi che è la scrittura.

Mi sono spesso interrogato sulla differenza tra prosa e poesia.
Mi sono persino cimentato in qualche timido tentativo di scrivere in versi.

Scrivere per me è soprattutto comunicare.
Comunicare significati o comunicare emozioni.

scrittura

Il raccontare storie è una delle forme preferite del mio modo di comunicare.
La prosa è lo strumento che più mi si confà per raggiungere questi obbiettivi.

La poesia, però, è un flusso non filtrato che sgorga dall’anima.
E’ un unicum tra contenuto e contenitore, tra forma e significato.
In poesia si comunica non solo attraverso le parole ma anche attraverso il loro ritmo, il suono che generano.

La poesia è fortemente evocativa.
La prosa è più didascalica.

Ho trovato alcuni autori che scrivono in prosa con la stessa potenza evocativa della poesia (mi viene in mente il primo Erri De Luca, ad esempio o il primo Richard Bach).

E naturalmente ci sono dei campioni di racconti in versi (Dante e Shakespeare sono i primi due che mi vengono in mente).

Ma nella maggior parte dei casi trovo la poesia più interpretabile, meno oggettiva. E questo mi spaventa e mi frena nell’usarla.

Probabilmente c’è la consapevolezza di una mia incapacità nell’esprimermi in versi, temo di essere frainteso. Al contempo quando lo faccio mi sento incredibilmente più libero.

La poesia è una preghiera buttata al vento.
Esprimo un’emozione per condividerla, ma non so se le mie parole susciteranno la stessa emozione nelle altre persone.
E non me ne interesso… ho solo voglia di farlo.

La prosa è più precisa, più misurabile, più prevedibile.
Come dicevo, la preferisco o forse mi ci trovo più a mio agio.
E’ anche più prona a diventare noiosa, eccessiva, strabordante. Per evitarlo è necessario che vi sia un pensiero lucido da cui partire.

Forse la differenza principale alla fine è questa: la poesia distilla emozioni, la prosa descrive pensieri.

Alla fine non credo di essere giunto ad alcuna conclusione, di certo continuerò a sperimentare. Quindi…

…to be continued

Eppure…

Eppure avrei diritto ad un po’ di amore.

Un amore sereno, fatto di silenziosi sorrisi, di carezze e di presenze.
Un amore che non sia battaglia ma pace.
Che non sia ricerca ma unione.
Che non sia tensione ma calore.

Avrei diritto ad un po’ di amore.

Senza spiegazioni, senza domande.
Un amore che scorra quieto e naturale, come un torrente di montagna che, senza apparente sforzo e senza deviazioni, scenda verso valle, verso il fiume grande, verso il mare.

Un amore senza stilettate, senza ansie, senza pensieri cupi che ti tengono sveglio alla notte.

Un amore semplice.
Senza iperboli, senza complicazioni, senza tremori.
Che non abbia bisogno di parole perché si racconta nei gesti e non trasforma il silenzio in arma, in ricatto, in veleno.

Eppure, avrei diritto ad un po’ di amore. 

Sono vivo

Sono vivo
Nonostante tutto, sono vivo.
E da questo devo ripartire

Verrà la neve
a silenziare il dolore
a portarmi il sonno
che mi rinfranchi l’anima

Ho costruito un futuro
pensando a noi
Ma non l’hai condiviso

Io volevo una relazione stabile
una persona con cui dividere la vita
Tu volevi una storia
una persona che ti scaldasse il cuore
nei pochi momenti liberi della tua vita

L’amore rende ciechi
Tu forse hai cercato di dirmelo
io forse non ho mai voluto capire

Non ci sono colpe
se un fiore non diventa frutto
Tu ti godi il suo profumo
A me manca il suo succo

Un giorno

Un giorno proverai
cosa vuol dire essere soli.
Così soli, da bramare
un messaggio, una parola.
Così soli, da temere
di scordarsi di esser vivi.
Così soli, con il libro ed il bicchiere
a tenerti compagnia.

Tu oggi magari aneli
ad una nuova solitudine,
confondendo l’esser soli
con l’idea di libertà.
Ma domani scoprirai
quanto possano mancare
i silenzi di tuo figlio,
o le ansie per un suo ritardo.

Ed allora capirai,
ma sarà già troppo tardi
per rispondere ai messaggi
e colmare il mio esser solo.
O invece scorderai,
come ahimé spesso succede,
le parole del mio cuore,
attenta solo alla tua voce.

Così me ne resto qui,
inaridito dalla vita.
Come un tronco rinsecchito
che si staglia contro il cielo
a combattere col vento
confondendo ancora e ancora
la sua forza e la sua rabbia
con un voto di compagnia.

Il guerriero stanco

Non basta esser forti e non mollare mai.
Non basta essere un guerriero e lottare fino alla fine.
Non basta essere consapevoli dei propri mezzi e dei propri obbiettivi.

La vita è una bastarda.
E di colpo tutto quello per cui avevi lottato svanisce.
Il tuo traguardo non c’è più.
I tuoi sforzi sono stati e saranno vani.

Allora scopri che la sfida vera è un’altra.
Raccogliere i pezzi e andare avanti.
Continuare anche se non hai più un obbiettivo chiaro.

La sciocca formica è più forte dell’indomito samurai.
Non c’è saggezza nel combattere fino alla morte.
A volte è necessario lasciarsi andare.

Seguire il flusso della corrente,
godere degli incontri fugaci,
sfuggire ai rimpianti.

E lasciarsi andare…

Questo testo è stato pubblicato nel capitolo Correre e scorrere nel mio libro Niente panico si continua a correre

Feeling blu in a Winter morning

coffee mug

Vorrei alzarmi in un mattino di pioggia
e sedermi in sala davanti al computer
con la compagnia di una tazza fumante
e di una nuvola di pensieri.

Vorrei alzare gli occhi e vedere
tra i rami brulli il profilo dei monti
che percorro in ogni stagione
al ritmo del fiato, e delle emozioni.

Vorrei saper trasformare in parole
quello che sento, che vedo, che annuso.
E da ogni persona che incontro,
carpire le memorie di un istante vissuto.

Vorrei trovare l’esatta distanza
a cui tenere il resto del mondo,
per godere della mia compagnia
ma non per questo sentirmi più solo.