Questione di stile

Il selfie è la piaga dei social media. Inutile sfoggio dello zero assoluto, inquinano la rete rubando spazio alla bellezza

Faccio davvero fatica a capire come si possa riempire il web di foto di sè stessi. I famigerati selfie che hanno già poco senso quando posti una tua foto in compagnia di un personaggio famoso ma che diventano una inutile manifestazione di vanità quando sono semplici autoscatti.

Non li capisco per gli uomini, che spesso postano immagini totalmente inutili: vado a fare un viaggio all’isola di Capri ed invece dei faraglioni faccio sfoggio del mio faccione.

Li capisco ancor meno per le donne, che giustamente pretendono di non essere considerate oggetti, di non essere ridotte ad un corpo senza cervello, e poi invece di postare un pensiero o un verso, sfoggiano decolté o l’ultimo bikini nel camerino del negozio.

Gli sportivi, tra cui annovero molti amici, sono una categoria a parte e dividono equamente il primo piano tra viso e cronometro.

selfie

Non mi soffermo su tutti quelli che si atteggiano, impostando una boccuccia a culo di gallina, una smorfietta che vorrebbe essere simpatica, uno sguardo beota che vorrebbe essere intenso…

Il selfie è spesso costruito: pancia in dentro, petto in fuori, maglietta sapientemente rimboccata a nascondere la ciccia, un braccio mollemente piegato per non far vedere troppo seno, in favore di luce, dal lato migliore…

L’apoteosi la raggiungono quelli che il selfie se lo fanno fare, mettendosi in posa, oppure piazzando lo smart phone in modo da scattare in sequenza delle immagini che poi saranno ritoccate, filtrate, accuratamente selezionate e finalmente pubblicate con una didascalia del tipo “semplicemente io”.

Ormai non posso più esimermi, ogni volta che vedo un faccione trionfante su instagram o facebook, di pensare al momento e al modo in cui è stato realizzato e tutta la simpatia crolla miseramente.

Il selfie è la punta dell’iceberg del malcostume imperante sui social.

So che dovrei semplicemente passar oltre, ma oggi, dopo aver visto l’ennesima sequenza di abbronzature, non sono riuscito a trattenermi.

Chiasso mediatico

La mia personalissima Top Five delle cose che mi hanno rotto le palle nell’ultima fase dell’isolamento. E non è ancora finita

In questo giorno di inzio della Fase Due vi comunico ufficialmente (se a qualcuno dovesse interessare o semplicemente per sfogarmi) che inizio ad avere le palle piene.

Ecco la mia personalissima Top Five delle cose che mi hanno scocciato.

NUMERO UNO:
Pubblicità che con la scusa di dirci quanto siamo bravi e che l’Italia ce la farà, cerca di venderci qualcosa. Ragazzi, siamo consumatori ma non siamo scemi…

NUMERO DUE:
Inchieste giornalistiche, dibattiti, reportage sul Corona Virus. Eccheppalle! la vita va avanti, non so se ve ne siete accorti…

NUMERO TRE:
Discussioni eterne e ricorsive sui vari decreti del presidente del consiglio dei ministri (è questo che significa l’acronimo DPCM). Nelle varie versioni:
a. cosa si può e non si può fare
b. okkei per questa cosa, ma quella? Come avete fatto a non pensare a quella?
c. poteva scriverlo più chiaramente…

NUMERO QUATTRO:
Storie edificanti. Sappiamo tutti che Gramellini è il nuovo De Amicis, ma è un dilettante a confronto con la pletora di microfonati che ci inondano gli schermi di storie strappalacrime, di “nuovi eroi”. Il bimbo che rivede la nonna, la ragazzina a cui manca il cane, l’infermiere che torna a casa distrutto. Tutto vero, tutto commovente, tutto dolcissimo… mò basta però!

NUMERO CINQUE:
Gli ottimisti a prescindere. Che poi sono l’altra faccia della medaglia dei catastrofisti.
Sono morte 30mila persone, ma andrà tutto bene.
La gente non lavora, ma l’Italia è di esempio al mondo.
Chi ci guida (e non mi riferisco solo al governo centrale) procede anaspando a tentoni, ma uniti ce la faremo.
Non siamo bambini piagnucolosi che vogliono sapere quando si arriva! Voglio, non dico dati e strategie, ma almeno non essere preso in giro. Ammettete gli errori: state facendo un lavoro difficile che nessuno ha mai fatto prima. E’ normale sbagliare e riprovare.

Franz Rossi

Ah, che soddisfazione.
Mi sono tolto un po’ di sassolini dalla scarpa.

Adesso approfitto della fase due e me ne vado a correre nel bosco dietro casa.
Sì, perché nonostante tutto, io come molti altri, le regole le rispetto. Anche se non sono d’accordo, anche se “tanto non faccio del male a nessuno”.

Vado nel bosco, perché mi manca un po’ di quel silenzio che è il terreno fertile nel quale germogliano i miei pensieri.

Di questo chiasso mediatico ne ho davvero abbastanza.

Est modus in rebus

Se provassimo, per un attimo, a metterci nei panni degli altri forse riusciremmo a moderare i toni e a seguire il consiglio di Orazio.

La citazione viene dalle Satire di Orazio, significa, più o meno, “c’è una misura nelle cose” e si riferisce al fatto che esiste un naturale equilibrio nella vita reale e a quello dovremmo tendere.

Non so voi, ma la cosa di cui io ho più bisogno è un po’ di tranquillità.

Sono stanco di ascoltare il bollettino delle 18 con i suoi numeri e le parole a vuoto.
Di aspettare nella notte un comunicato che chiede ulteriori sacrifici.
Di vivere con il pensiero fisso al coronavirus e alle sue conseguenze.

Voglio poter vivere nella mia bolla almeno fino a quando non potrò di nuovo abbracciare le persone a cui voglio bene.

Immagino che sia lo stesso anche per voi.
Quindi non mi capacito del motivo per cui trovo postate in rete (e diventano virali) affermazioni che mettono gli uni contro gli altri.

donna alla finestra

Alcuni esempi…

“A montare gli ospedali da campo non c’erano le sardine ma i cattivissimi alpini”
E’ quanto di più cretino si possa dire.
In primis chi ha mai detto che gli alpini sono cattivi?
In secundis pensate che tra gli alpini non ci sia una Sardina? E poi come fate a paragonare un corpo militare con un gruppo di persone che non sono neppure un’organizzazione? Strano che a montare i campi non ci fossero il gruppo di amanti della fontina o i fans di Toto Cotugno.

“Dove sono i medici delle ONG e di Emergency…” e via dicendo.
Sono a fare il loro mestiere di volontari, in prima linea nelle regioni dove vivono. Dove pensate fossero?

“Tutti a criticare i runner, ma intanto ci sono le file alle tabaccherie”
Vi dà fastidio che non comprendano la vostra necessità di correre, ma siete intolleranti nei confronti delle esigenze altrui.

Non capisco questa necessità di contrapposizione.
Nessuno ha mai ragione al 100%.
Non esistono distinzioni nette, ci sono sempre delle eccezioni.

Se provassimo, per un attimo, a metterci nei panni degli altri forse riusciremmo a moderare i toni e a seguire il consiglio di Orazio.

E prima di lamentarvi della vostra quarantena, del fatto che dovete andare a lavorare, delle code al supermercato o degli errori degli altri (il governo, la regione, il sindaco, il vicino di casa ecc) pensate a chi lavora davvero per risolvere il problema o per contrastarlo.
Provate a dare il vostro contributo.

Magari solo tacendo.

Guardare dentro

Con il corona virus è partita la polemica contro i runners, ma un po’ di colpa l’abbiamo anche noi…

Stamattina ho visto un tweet di Fiorella Mannoia che esprimeva in toto il mio pensiero

Mi sono spesso chiesto in questi giorni quale sia il motivo per cui c’è un livore così forte nei confronti di runners e ciclisti.

Sgombro subito il campo da polemiche.

La corsa per noi è un divertimento e come tale viene dopo, nella lista delle priorità, a tutte le altre attività (lavoro, cibo, salute). Non moriamo se non corriamo o corriamo di meno.
Ciò detto, se decidiamo di correre, dobbiamo chiederci se ci sono le condizioni minime di sicurezza, che oggi significa due cose.
UNO: bisogna correre da soli. Non ad un metro o a due metri da altri, correre proprio da soli; su percorsi dove non ci sono altre persone (altri runners, gente che passeggia con il cane, persone con bambini). In città è difficile, ma siate creativi. Scoprite angoli di campagna che non conoscevate, correte nel cortile come criceti, fate ripetute da 27 metri, insomma adattatevi.
DUE: bisogna evitare di esporsi a rischi di infortunio. E’ ovvio: non possiamo chiedere ai medici di sistemare una caviglia rotta o curare un malanno perché abbiamo preso freddo. Siate molto più prudenti del solito. Non correte su strade trafficate (anche se il traffico è molto calato), non correte su percorsi accidentati. Insomma fate attenzione.

Se posso, mi permetto di aggiungere un ulteriore consiglio.
Non mettetevi a fare polemica.
Siete usciti a correre.
Lo avete fatto con prudenza, cercando di rilassarvi e non di allenarvi, per il puro piacere di farlo, per sfogarvi dopo una giornata di tensioni.
Bene, basta così. Perché pubblicare sui social post trionfalistici con i crono o con la foto del lungomare deserto? Perché fare polemica con frasi “Correre è un mio diritto!” oppure “Anche la legge dice che posso correre” o il classico “Perché possono andare a comperare le sigarette ed io non posso correre?”
Abbassiamo i toni.

fiorella mannoia

E torno al bel tweet di Fiorella Mannoia: io sto provando a limitarmi l’accesso alle notizie, guardo qualche sito d’informazione e un tg al giorno, ho drasticamente diminuito il tempo passato a leggere i social. Mi occupo piuttosto di osservare me stesso, a riflettere su come questa situazione mi sta cambiando.

Insomma, provo a non guardare tanto fuori ma più dentro di me….

Horror vacui

Sembra quasi che tutti abbiano paura di restare soli, invece la solitudine può essere una grande opportunità…

Ci sono frasi e modi di dire che ti restano in testa. Possono essere un verso di un poema, o di una canzonetta, o la frase di una pubblicità, o qualcosa che ti spiega un professore ai tempi della scuola…

Dal mio personale florilegio di ricordi, oggi ho estratto “horror vacui”, letteralmente “paura del vuoto”, che ben si adatta a questo periodo.

Ovviamente l’accezione più comune in cui veniva usato dai latini erano le vertigini, la paura di cadere quando si è in un luogo aperto e di fronte ad un salto verticale.
Il vuoto esercita un fascino particolare: ci respinge e ci attira al tempo stesso. Abbiamo paura di cadere, ma vogliamo provare quel brivido lungo la schiena del pericolo sotto controllo.

sul bordo del precipizio

Volendo fare della psicologia spicciola, l’horror vacui ben si adatta ai nostri tempi in cui siamo presi da mille impegni, circondati da migliaia di persone. Il vuoto di cui abbiamo paura, in questo caso, è l’agenda vuota, la serata da soli.

Abbiamo paura di questa solitudine, di questa forzata inattività, perché non siamo in pace con noi stessi. Non siamo in equilibrio.

Ai tempi dell’auto isolamento da corona virus, questa paura si legge tra le righe dei post sui social, nella necessità di fare gli aperitivi via skype. Ed è un disagio condiviso…

Ma siate fiduciosi, se vi regalate del tempo da soli con voi stessi scoprirete che ognuno ha delle riserve inaspettate di creatività. Navigando sui social ho trovato decine di esempi. Persone che suonano, che disegnano, che scrivono, o che si inventano giochi per i loro figli.

In alcuni casi sono delle vere e proprie perle:

Non dobbiamo essere spaventati dalla solitudine, è l’ambiente ideale per farci crescere, per sviluppare le nostre potenzialità, per imparare ad apprezzare la nostra compagnia.

Buon auto isolamento a tutti.

La legge del contrappasso

E’ il periodo più difficile per me su FaceBook.
In questi mesi (settimane ormai) pre-elettorali, assisto impotente ad una virulenta crescita di stupidità.

Non mi riferisco, va da sé, alle opinioni: ognuno ha diritto di pensare (e votare) come vuole e di difendere motivando le proprie posizioni.

Ma diventare strumento della becera e qualunquista demagogia, amplificare punti di vista distorti (quando non inventati), non applicare il filtro della ragione al flusso di parole che inonda il web, diventano colpe gravi che mi hanno fatto cancellare alcuni “amici” su FaceBook.

Oggi mi ha colpito la storia del Movimento Cinque Stelle.

Cavalcano da sempre il giustizialismo da prima pagina, ostentano un’onestà di facciata, il loro motto è “basta essere onesti”.

Tutto questo, a mio giudizio, è sbagliato.
L’onestà è condizione necessaria ma non sufficiente per svolgere un lavoro estremamente specialistico come governare.
Non basta essere onesti per fare il chirurgo, non basta essere onesti per insegnare all’università, non basta essere onesti per governare un Comune o il Paese.

In queste ore le Iene (proprio quelle Iene che confondono lo scoop con l’inchiesta, l’audience con la verità) hanno fatto emergere uno scandalo in casa M5S.

A quanto pare alcuni esponenti del Movimento peccavano in scarsa generosità (non restituendo come da loro statuto una parte dei rimborsi che percepivano) e con l’aggravante dell’uso di un trucchetto di bassa lega (si fotografavano con la ricevuta del bonifico e poi si affrettavano a revocare il bonifico stesso).

E siccome esiste un karma universale tutto questo bailamme è scoppiato in campagna elettorale, quando non si può mettere in onda (per par condicio) servizi pro o contro una parte politica.
Quindi tutti parlano dello scandalo ma nessuno può difendersi da accuse che sono state sussurrate.

La legge del contrappasso ha colpito ancora: chi di macchina del fango colpisce…

Poveri Cinque Stelle, sono entrati in campagna elettorale come il nuovo che avanza e rischiano di uscirne ancor prima di essere andati alle urne.