Alla salute…

Non ho mai fatto mistero che ho un ottimo rapporto con la birra. Ne bevo spesso e volentieri, per placare la sete e per sollevare lo spirito. Ma se voglio gustarmi un piatto particolare, se cerco una gratificazione sensoriale, allora scelgo il calice di vino. Preferisco i rossi fermi, ma come ho scoperto già in giovane età, non si finisce mai di imparare.
La storia di oggi, parla proprio di questo…

Un amico mi ha coinvolto in un sabato diverso.
Si trattava di far parte di una squadra che avrebbe preparato un vigneto.
Lui mi raccontava di barbatelle e di metri quadri, io – incosciente come al solito – ho accettato senza riserve.
C’erano 1300 piante da mettere a dimora, eravamo circa una ventina, quindi il mio pensiero da statistico è stato “Sessanta piante a testa, non sarà poi così difficile”.

Il seguito prova che avevo torto (cit. Il Gorilla, Fabrizio De André)

grappolo d'uva


Creare una vigna dal nulla è un atto di fede, un progetto per chi ha un sogno.

Individuato il terreno, bisogna prepararlo.
Togliere la vegetazione, dissodarlo, piantare i pali su cui verranno posti i tiranti per le piante, far arrivare l’acqua per l’irrigazione.

Poi inizia la fase di creazione dei filari.
Da palo a palo vanno tesi dei cavi su cui montare un tubo per l’irrigazione (la cosiddetta ala gocciolante) che a monte deve essere collegata all’impianto generale.

E a questo punto inizia la posa delle piante.
Bisogna effettuare dei buchi nel terreno a 70 cm uno dall’altro lungo i filari. Mettere nel terreno le barbatelle. Proteggerle con una specie di scatola in materiale plastico che funge da nursery, garantendo il caldo e la protezione dal vento. Per ogni scatola bisogna piantare nel terreno un tondino di metallo che andrà legato con apposita molletta al cavo dove è stata montata l’ala gocciolante.

1300 barbatelle significa quindi 1300 buchi, 1300 scatole, 1300 paletti e via dicendo.

Con la schiena indolenzita (tutto si svolge a circa 30 cm di altezza), rubavo le spiegazioni che l’agronomo stava dando ai capisquadra. Ogni dettaglio era stato pianificato per tempo. Dal numero di filari alle ore di acqua che dovevano essere garantite.

Quando mi sono trovato a fianco dell’amico che mi aveva invitato gli ho chiesto: “ma tra quanto potremo bere?” Lui ha frainteso e ha detto che alle 10 e mezza sarebbero arrivati panini e birre per lo spuntino di metà mattina. Allora ho precisato la domanda: “No, intendevo tra quanto questo vitigno darà frutto e noi potremo bere un calice di vino”.
Ridendo mi ha risposto che sarei morto di sete! Prima di tre anni era escluso si potesse vinificare.

A mezzogiorno avevamo finito (metà del lavoro era stato fatto precedentemente).
Sono sceso a bordo strada e ho guardato il campo.
Dove prima c’era solo terra grigia, adesso si alzavano centinaia di piccoli contenitori verde chiaro che creavano una forma geometrica regolare che mi ricordava le tele di Mondriaan.
Mentre giravi attorno al vigneto vedevi linee che apparivano e scomparivano al variare dell’angolo di visuale. E ancora una volta erano i dettagli a creare la bellezza. Pali, tiranti, tubi e tondini, avevano lo stesso colore, erano tutti alla stessa distanza e angolazione. Insomma c’era un ordine dove prima non c’era nulla.

La giornata di lavoro si è conclusa con una tavolata all’aperto, un piatto di pasta e i calici alzati a brindare ad un sogno.

E io pensavo che questi sono i ritmi giusti della vita.
Viviamo in una società che ci spinge a fare tutto in fretta, ad arrivare il prima possibile, ma tutto ciò è contro natura.
Contro la nostra natura.

Prendiamoci il tempo che occorre per far bene le cose.
In fondo, che cosa mai faremo del tempo risparmiato facendo tutto in fretta?

Ascolta “Alla salute…” su Spreaker.

La matrioska del Tempo

Una breve riflessione sul Tempo e su come lo utilizziamo, quello che conta è l’intensità con cui viviamo più della lunghezza della nostra vita

Avete presente quelle bambole russe che contengono un’altra bambola che, a sua volta, ne contiene un’altra e così via?
Ecco, a volte succede la stessa cosa con il Tempo.

matrioska

Facciamo un esempio pratico.
Ieri, giorno dell’epifania, avevo un appuntamento telefonico alle 9 e 30.
Mi sono alzato, ho fatto colazione, rassettato la camera, mi sono lavato ed essendo ancora presto, mi sono seduto con il mio tè sul divano a leggere.
Finito il capitolo ho guardato l’ora. Erano le 9:01…

Allora ho deciso di pulire la stufa. Ho preso tutte le cose che mi servivano, l’ho pulita, riaccesa, mi sono goduto il fuoco fiammeggiante e, già che c’ero, ho caricato un altro sacco di pellets. Erano le 9:13…

Perfetto. Giusto il tempo per rifare il tè. Ho riempito il bollitore d’acqua e l’ho acceso. Mentre aspettavo che l’acqua bollisse, ho deciso di rinforzare le scorte di semi che durante l’inverno, quando la neve rende più complicato nutrirsi, metto nella casetta degli uccelli in terrazza.
Torno in casa, controllo e l’acqua non bolle ancora. Così svuoto la lavastoviglie e finalmente verso l’acqua calda nella tazza. Sono le 9:19 ed ho ancora una decina di minuti prima della telefonata.

Avete capito cosa intendo.
Il Tempo è una materia elastica, si amplia e si contrae a seconda di quello che ci mettiamo dentro. Avere una vita piena di “cose da fare” ne aumenta il peso specifico.

Non conta quanto tempo è passato, ma quanto intensamente è stato vissuto.
O come ha detto meglio di me la poetessa Maya Angelou, “La vita non si misura attraverso il numero di respiri che facciamo, ma attraverso i momenti che ci lasciano senza respiro”.

Quindi, tornando alla matrioska, non accontentiamoci del Tempo che abbiamo, ma apriamolo, scardiniamolo, per poterne sfruttare ogni interstizio.

Una vita non è fatta di anni, mesi e giorni, ma di una lunga fila di attimi, ed è nostra responsabilità dare un senso a ciascuno di essi.


Potete ascoltare questo post qui:
Ascolta “La matrioska del Tempo” su Spreaker.

Scorciatoie temporali

Sto leggendo “Storia del sentiero”, un saggio di Torbjorn Ekelund, giornalista e scrittore norvegese che, dopo che gli avevano vietato di guidare a causa dell’insorgere dell’epilessia, si è trovato a girare a piedi ed è diventato un po’ il filosofo di questo modo di spostarsi.

In uno dei capitoli l’autore fa notare come le persone traccino dei sentieri anche in città. Si riferisce (e tutti ne abbiamo esempi a portata di mano) a quei sentieri che appaiono sulle aiuole dei parchi pubblici.

Gli urbanisti hanno il loro bel daffare a disegnare aiuole, a porre muretti e steccati, a costruire marciapiedi per forzare le persone a seguire “rotte” imposte all’interno di uno spazio. Ma sono destinati a fallire.

Giorno dopo giorno, la gente cercherà di tagliare per unire nel modo più semplice, veloce e breve, il punto di partenza e quello di arrivo.

biblioteca degli alberi Milano
Uno degli esempi più belli e moderni dell’ecourbanistica: la biblioteca degli alberi a Milano

Personalmente, quei tratti spelacchiati sulle aiuole percorsi per risparmiare un angolo di pochi metri, mi hanno sempre infastidito. Mi sembrava rovinassero quel po’ di verde che c’era. Ma comprendo il punto di vista di Ekelund, sono una prova che gli uomini tracciano “naturalmente” sentieri basandosi sulle scorciatoie.

A questo punto, però, mi è venuto in mente un parallelismo.

Gli urbanisti, nel paradiso artificiale delle nostre città, creano regole di percorsi; ma altre regole, altrettanto artificiali, vengono create per quanto riguarda lo svolgere del Tempo nelle nostre vite.

Ci sono alcuni punti fissi, dettati dalle necessità di coordinarsi: l’orario di lavoro o quello delle scuole, l’ora della pausa pranzo o per l’aperitivo, l’inizio dei programmi in televisione (il tg delle 20, piuttosto che il film alle 21) e via dicendo.

Ma sono orari convenzionali (splendido sinonimo di artificiali) non orari naturali.

Non ci svegliamo quando c’è luce nè andiamo a dormire quando scende il buio. Non mangiamo quando abbiamo fame nè dormiamo quando siamo stanchi.

Allora ho iniziato ad immaginare di creare delle scorciatoie temporali, in cui i nostri ritmi regolino i nostri impegni e non siano schiavi di orari fissati.

Se ci riuscissimo, potremmo riappropriarci del nostro Tempo e rendere un po’ più facile la nostra vita.

Ho deciso di provarci… vi farò sapere come sarà andata a finire.

P.S. Il libro di Ekelund, Storia del Sentiero, non è male, anche se ripropone concetti che – per chi è interessato al tema – sono già stati scritti.
Ha il pregio di raccogliere alcuni spunti interessanti (ad esempio parla sovente di orienteering che è una disciplina sportiva che mi affascina) e di avere una ricca bibliografia da saccheggiare.
Infine, tratta di un’esperienza diretta, in prima persona, e questo lo rende davvero scorrevole (a differenza di altri saggi sullo stesso tema).

Insomma alla fine lo promuovo con sufficienza piena.

Storia del Sentiero
Torbjorn Ekelund
Ponte alle Grazie, Passi
218 pagg, 16 euro

Una sospensione del Tempo

Percorrendo a piedi pezzi d’Italia scopri che il Tempo scorre ad una velocità diversa e che le persone sanno apprezzare questo dono.

Percorrendo il Sentiero Italia CAI ti sembra che il Tempo, come lo conosciamo noi, perda significato.
Provo a spiegarmi…

Come primo effetto, il girare a piedi, sottoposto a variabili come il dislivello, il terreno, il meteo, le tue condizioni fisiche, ti fa capire che fare previsioni di percorrenza è pressoché impossibile. O perlomeno che devi sempre considerare un ampio margine di errore.

Si aggiunga a questo che molto spesso è bello “perdere tempo” a fermarsi a chiacchierare con chi incontri (tutti hanno una storia da raccontare!); oppure per fare una digressione dal sentiero per osservare meglio qualcosa che ti ha colpito; o magari semplicemente fermarti un’ora ad attendere che la luce sia giusta per una foto che hai in mente.

Un viaggio come questo non deve avere tabelle di marcia.

Un secondo effetto che ho notato è che anche il resto del “mondo” sembra essere sospeso in una dimensione temporale diversa.

Mai come in questi giorni ho trovato, attraversando paesini, dei Musei Etnografici. Piccole realtà che racchiudono scorci del passato. Oggetti risalenti a 50, 60, 100 anni fa, che fotografano un altro modo di vivere.

Ed anche le persone che incontri, magari in un rifugio oppure sul sentiero, vivono su una lunghezza d’onda antica, d’altri tempi appunto.

C’è il giovane (idealista, aggiungerei io) che cerca di recuperare il podere dei nonni; c’è il pastore che ti parla di Covid e dell’importanza dell’igiene ma che ha i capelli che non hanno visto lo shampoo da almeno la scorsa primavera; ci sono i vecchi escursionisti che ripetono come un mantra la bellezza della fatica “ma che i giovani d’oggi…”.

Figure fuori dal tempo e con valori antichi.

Gente che lavora duro e che è felice di portare a casa 500 euro al mese.
Gente che ha ancora il gusto di fare assaggiare le cose che ha coltivato con le proprie mani.
Gente che è orgogliosa delle radici da cui provengono.

Gente d’altri tempi.
Che io, in fondo in fondo, invidio…

Calendario minimo

Durante il lockdown abbiamo goduto di molto più Tempo a disposizione in cui dedicarci alle nostre cose. Con la ripresa, la vita torna frenetica

Non so se è capitato anche a voi, ma con la riapertura dei confini regionali, la mia vita ha ripreso a scorrere alla sua velocità consueta e, d’improvviso, mi sono trovato a far fatica a restare dietro alle cose che facevo fino a Maggio (e l’aggiornare il mio blog è una di queste).

Lo scorrere del Tempo è relativo (ne ho già scritto qui Tempus Fugit…) ma durante il periodo del lockdown avevo apprezzato il fatto di poter esercitare un controllo maggiore sulla mia agenda.

meridiana

Adesso mi trovo a dover scegliere come usare le ore della giornata.

E’ un esercizio importante: un setaccio naturale che mi permette di eliminare alcune cose superflue e concentrarmi sulle altre.

In questi primi giorni di Giugno mi sono fatto travolgere dalla voglia di rifare cose cui ero abituato mesi fa. Uscire con gli amici, andare per negozi, visitare persone che non vedevo da un po’…

Così ho deciso di concedermi tutto il mese per questi “vizi”, ma sto già pianificando un calendario minimo, un’agenda risicata e specifica, in cui entreranno solo le cose cui tengo veramente, quelle che necessitano di attenzione e Tempo.

Riflettere a lungo su quello che leggo e su quello che scrivo, ad esempio, è un lusso che mi ero concesso nel periodo Covid e a cui non voglio rinunciare.

Esercitarmi in arti che arricchiscono solo me stesso, la cura del giardino, la chitarra, la corsa. Cose che non faccio per vivere, ma solo per stare bene.

La gestione del Tempo l’avevo sperimentata in grande scala: pensando alla mia vita mi ero concentrato su ciò che importa veramente.
Adesso devo imparare a farlo anche nel piccolo, ogni giornata, ogni ora, ogni minuto…

La scoperta del Tempo

Vivere a contatto con la Natura mi ha permesso di uccidere l’illusione che potevo avere il controllo del Tempo che passava

I più fortunati di noi riescono a gestire il proprio destino. Non completamente: è ovvio che c’è sempre un evento imponderabile dietro l’angolo, una malattia, un incidente d’auto, ma anche un’offerta di lavoro irrinunciabile o un’eredità inaspettata.

Alcuni di noi sanno surfare tra queste onde della vita, a tenere la barra del timone fissa nella direzione in cui vogliono andare.

E’ curioso come io abbia usato delle metafore marinare per descrivere il processo che mi ha portato a vivere tra i monti.
Comunque, se riesci a mantenere abbastanza a lungo la direzione che hai scelto, prima o poi arriverai alla tua meta.

Ci sono molte componenti in gioco, e non mi riferisco agli eventi inattesi.
La prima è sapere dove vuoi andare.
La seconda è trovare la forza di restare in movimento.
La terza è essere sempre coerente con te stesso.

Vediamole più in dettaglio.

Sapere dove andare
Lucio Anneo Seneca diceva “Ignoranti quem portum petat, nullus suus ventus est” che potremmo tradurre liberamente in “Non c’è mai vento giusto per chi non sa a che porto dirigersi”. Ed è una grande verità. Troppo spesso manchiamo di una fase progettuale. Troppo spesso non pensiamo a cosa vogliamo veramente. I motivi possono essere tanti: la vita troppo impegnata, le responsabilità nei confronti della famiglia, le difficoltà economiche.
Ma sono tutte scuse. Dobbiamo avere un nostro traguardo e, ad ogni occasione (pur minima), dobbiamo fare un passettino in quella direzione.

Restare in moto
E’ parente stretta della prima, nel senso che spesso la prima porta alla seconda. Se non abbiamo un piano preciso, iniziamo a girare in tondo e poi – inesorabilmente – ci fermiamo.
Anche in questo caso siamo pronti a mettere in campo una miriade di scuse (l’arte di temporeggiare) e tra tutte quella regina: “Devo ancora decidere cosa fare” di cui sopra, appunto.
Muoversi è fondamentale. Se ci fermiamo inizia a crescerci sopra l’edera e siamo perduti.
Magari può sembrare la scelta migliore, fermarsi e rilassarsi un attimo, ma occhio che l’attimo non diventi un anno, un decennio, una vita. E vi ritroverete a navigare tra le cose che avreste voluto fare, ma non ne avrete più il tempo.

Coerenza con se stessi
James Russel Lowell diceva “Solo gli stupidi (e i morti) non cambiano mai opinione” e direi che ha ragione da vendere.
Ma stiamo parlando di scelte minori e non di principi. Per me un tempo la pastasciutta migliore erano le troffie al pesto, adesso amo la cacio e pepe. Oppure, più seriamente, ero convinto di aver ragione ma dopo aver ascoltato le tue riflessioni penso che ho avuto torto.
I principi fondanti del nostro essere, invece, non possono cambiare (o magari può succedere, ma al massimo una volta nella vita). Parlo di ciò che siamo nel profondo, delle leggi morali intorno alle quali abbiamo costruito la nostra personalità, la nostra esistenza.
Esistono ma, fortunatamente, non sono così tanti coloro che sono pronti a tradire loro stessi per un motivo futile. E’ molto più comune incontrare persone che si contraddicono senza accorgersene, che non danno peso alla coerenza. Come se fosse una virtù fuori moda.

cielo stellato notturno tra i monti

Come mio solito mi sono dilungato.
La riflessione di stamattina verteva sul perché il destino che mi sono costruito mi ha portato in questo paese tra le montagne.
Di certo c’è la serenità che questo mondo mi trasmette. Il contatto con la Natura e le sue cose semplici. La felicità pura di un cielo stellato incorniciato dalle sagome scure delle vette. L’odore della pioggia nel bosco. I giochi di nuvole di un cielo temporalesco.
Ho cambiato il mio stile di vita: il mondo cui agognavo adesso è proprio fuori dall’uscio di casa. Un mondo in cui mi riconosco, che sento mio.

Ma il vero cambiamento è che mi sono liberato dalla necessità di gestire il Tempo.
Prima facevo di tutto per incastrare più cose possibili nelle 24 ore della giornata, nei sette giorni della settimana. Mese dopo mese, anno dopo anno, mi impegnavo a mettere quanta più vita possibile nel Tempo che passava.

Sono venuto qui per uccidere l’illusione che Vita e Tempo viaggino parallele e che io potessi in qualche modo controllarne lo scorrere.

Ci sono cose che devono seguire il proprio ritmo. Io non ho potere su esso.
La gente di qui lo sa bene e non forza la propria vita.
E’ inutile seminare prima della giusta stagione e non si può raccogliere prima che sia giunta l’ora o rimandare il raccolto lasciandolo marcire nei campi.
Accettare il ritmo della vita mi ha permesso di fare pace con me stesso, di trovare la serenità.

Forse il mio viaggio dal mare ai monti cercava questa saggezza antica che dona quiete al cuore.

La misura del tempo

Ecco l’ultimo libro di Gianrico Carofiglio

La misura del tempo

Torna in libreria Gianrico Carofiglio con il suo personaggio più amato, l’avvocato Guido Guerrieri con tutti i suoi dubbi, le sue divagazioni, le sue preziose imperfezioni che ce lo fanno sentire vicino ed umano.

La storia è semplice: un ragazzo è stato condannato per un omicidio. A coinvolgere Guerrieri è la madre del condannato, vecchia fiamma dell’avvocato barese, che dovrà quindi difenderlo in appello provando ad instillare nei giudici il celeberrimo ragionevole dubbio.

Per Carofiglio è l’occasione per affrontare in parallelo due temi che lo appassionano.

Il primo, che è anche il motivo del titolo, è il Tempo e il suo scorrere.
Nelle parole di Guerrieri si riconosce anche la voce dell’autore che si interroga sull’invecchiare.

Il Tempo sembra eterno quando si è giovani ed è invece un’unità ben definita e veloce via via che si invecchia. La formula per ingannare il Tempo è continuare a cambiare, uscire dalla routine, ma così facendo si tendono ad anestetizzare le emozioni…

Il secondo tema è il rapporto tra la giustizia (intesa come insieme di apparato giuridico e apparato legislativo) e l’etica.
Carofiglio esplora ripetutamente questo tema, prima attraverso una lectio magistralis che fa pronunciare a Guerrieri di fronte ad aspiranti magistrati (un capitolo che da solo vale il libro) e poi spiegando fin nei dettagli come funziona il sistema giudiziario italiano (senza mai diventare professorale o noioso).

A contorno di questi temi scorre la storia e i soliti personaggi estremamente ben caratterizzati, dalla collega/amante di turno al gestore di un’improbabile libreria aperta solo di notte.

Gianrico Carofiglio è davvero bravo.
La sua prosa chiara ed avvincente evidenzia la lucidità del pensiero e la passione per l’approfondimento filosofico (in parte trattato esplicitamente attraverso il professore che cura la mente con la filosofia).

Peccato duri poco… avrei voluto ci fossero almeno altre dieci capitoli…

La misura del tempo
Gianrico Carofiglio
Einaudi, Stile Libero
288 pagg. / 18,00 euro

Tempus fugit

Fa impressione la velocità in cui passano le giornate, le settimane, i mesi. Abbiamo appena smesso di usare le t-shirt e siamo già a fine ottobre.

Nei giorni bui, quelli in cui sono di cattivo umore per problemi di lavoro o per le ricorrenti angosce personali, sono felice che arrivi presto la sera e il sonno che ci fa dimenticare ogni problema.

Ma è un atteggiamento sciocco.
Ogni giorno che facciamo scorrere via senza viverlo pienamente è uno spreco.

calendario

In questi tempi di ecologismo (almeno di facciata) si parla molto di spreco. Ci viene raccomandato di non usare troppa acqua. Di fare un uso oculato dell’energia. Si fa attenzione persino all’immondizia, che dev’essere riciclata.

Sono d’accordo su tutto, e mi impegno nel mio piccolo per non sprecare… ma perché nessuno parla mai dello spreco del Tempo?

Facciamo passare le giornate (soprattutto quelle al lavoro) alzandoci al mattino e non vedendo l’ora che siano finite.

Ci siamo persino inventati dei giochini (i passatempo) per far scorrere la vita senza che ce ne accorgiamo.

Ma anche il Tempo, come le risorse del nostro pianeta, è limitato.

E allora com’è che lo buttiamo via in questo modo?

La serenità è un lavoro

Non so bene come sia iniziato, ma oggi si pensa che la felicità sia connessa alla gratuità, all’assenza di sforzi per ottenerla.
In qualche modo ci si aspetta un dono (o un premio i più immodesti) che arrivi dall’alto.

“Se vincessi la lotteria, farei questo o quello…”
“Anch’io ho diritto ad un po’ di serenità dopo tutto quello che mi è capitato…”

Non funziona così.
Per essere felici bisogna impegnarsi.

Anzi, ancora meglio, per ottenere qualsiasi cosa, felicità, salute, amore, bisogna lavorare sodo.

Invece noi pensiamo che tutto dipenda dal talento (nel caso volessimo diventare un atleta di successo o una rockstar) o dalla fortuna (per quanto riguarda lavoro, salute, amore). E quando ci capita qualcosa di brutto incolpiamo o la sfortuna o qualcun’altro… mai noi che di solito siamo i primi colpevoli.

fiore di zucchina
Un fiore di zucchina , che con il tempo si trasformerà in ortaggio (ph Franz Rossi)

Nell’ultimo anno ho coltivato il mio orto.

Oltre a zucchine e pomodori, da quel pezzo di terra ho raccolto anche un prezioso insegnamento: l’importanza dello sforzo continuato nel tempo.

Non basta impegnarsi tantissimo per una sola settimana; devi curarlo quotidianamente, togliere le erbacce, difenderlo dalle lumache, bagnarlo con costanza.

E non importa quanta fretta tu abbia, in ogni caso devi aspettare la stagione giusta per piantare e il tempo giusto per raccogliere.

Sono insegnamenti fondamentali anche per la vita.

Franz sopra il rifugio Semenza

Io sono uno che vuole tutto e subito. E sono pronto a fare uno sforzo grandissimo per raggiungere il mio obbiettivo. Ma è inutile se non lascio che le situazioni evolvano.

Ho sempre pensato che la felicità sia un attimo, una fiammata, ma che quello a cui dobbiamo aspirare sia la serenità.

Da qualche anno ho scelto di lavorare ogni giorno per quel risutato.

A volta bisogna fare scelte che ne escludono altre.
A volte la tua serenità dipende da qualcun altro e non puoi che sperare che scelga di accompagnarti per un pezzo di strada.
A volte la vita ti sgambetta e ti mette di fronte ad ostacoli che non puoi superare.

Ma bisogna accettare quello che non si può cambiare ed impegnarsi e faticare per raggiungere i nostri obbiettivi.

Alla fine è solo una questione di scegliere bene cosa vogliamo ottenere tra le cose che possiamo ottenere.

E non pensate che chi scrive abbia trovato la via.
Anzi…
Il pensiero di oggi è un memo che mi serve a rimettermi in carreggiata.

Nessuno sarà più come prima

Il tempo passa. (Bella scoperta direte voi).
Lo notiamo grazie all’amico di gioventù di cui andiamo a spiare la foto su FaceBook (“Uh, com’è invecchiato!”), lo notiamo dal tono nostalgico che prendono certi discorsi che facciamo (“Ma ti ricordi quando c’era il Garelli e i Boero che se avevi culo ne pagavi uno e ne mangiavi due?”), lo notiamo quando incontrando la vicina le facciamo i complimenti per la laurea del figlio che avevamo visto nascere.

Per noi che corriamo, il passare del tempo è qualcosa di concreto, materiale, fisico.

Si allungano i tempi di recupero, aumentano i minuti al chilometro, si inverte il rapporto temporale tra allenamento e spogliatoio (prima un’ora di corsa e dieci di doccia, oggi 20 di corsa e un’ora di doccia).

Ma come per il Garelli e il Boero, resta immutata la voglia di uscire a correre e trovarsi con gli amici.

Mio padre, dopo che mi ero ritirato nell’ultima gara, mi ha fatto dire da mia madre: “Digli che mi chiami se vuole capire come si invecchia bene!”

E’ il suo modo di sdrammatizzare: una battuta per lenire una delusione.
Ma c’è un fondo di verità.

Sto invecchiando, stiamo tutti invecchiando.
Un giorno alla volta.

Oggi è in tutte le librerie “Niente panico, si continua a correre”.
Nel libro, Giovanni Storti ed io, raccontiamo delle nostre avventure di corsa in giro per il mondo.
Chi ha letto “Corro perché mia mamma mi picchia” sa già cosa troverà (anche se ci sono delle divertenti novità).

i tre libri scrittida Rossi Storti

Leggendolo (e scrivendolo) si comprende come sia cambiato il punto di vista nei cinque anni che distanziano il primo dal secondo.
Meno attenzione alla performance e più alle sensazioni della corsa.
Meno voglia di gareggiare e più voglia di divertirsi.

Troverete molto di più.
Le storie degli uomini che fecero grande l’atletica e che sono ormai dimenticati.
Le regole per il perfetto corridore.
E tante storie che ci sono capitate.

All’ultimo minuto, quando oramai eravamo pronti per andare in stampa, Giovanni (che dei due è quello con il dono della sintesi) ha partorito la frase perfetta che racchiude il senso di tutto il libro.

E abbiamo voluto usarla come dedica.

Nessuno sarà più come prima.

Racconta proprio dello scorrere del tempo.
Ma racchiude nella sua formula anche la vera soluzione al problema.

Se analizzate i tempi verbali: nessuno sarà (futuro) più come [è stato (passato)] prima.
C’è il futuro, c’è il passato… a noi restare solamente vivere nel presente…

Buona lettura a tutti.