La misura del tempo

La misura del tempo

Torna in libreria Gianrico Carofiglio con il suo personaggio più amato, l’avvocato Guido Guerrieri con tutti i suoi dubbi, le sue divagazioni, le sue preziose imperfezioni che ce lo fanno sentire vicino ed umano.

La storia è semplice: un ragazzo è stato condannato per un omicidio. A coinvolgere Guerrieri è la madre del condannato, vecchia fiamma dell’avvocato barese, che dovrà quindi difenderlo in appello provando ad instillare nei giudici il celeberrimo ragionevole dubbio.

Per Carofiglio è l’occasione per affrontare in parallelo due temi che lo appassionano.

Il primo, che è anche il motivo del titolo, è il Tempo e il suo scorrere.
Nelle parole di Guerrieri si riconosce anche la voce dell’autore che si interroga sull’invecchiare.

Il Tempo sembra eterno quando si è giovani ed è invece un’unità ben definita e veloce via via che si invecchia. La formula per ingannare il Tempo è continuare a cambiare, uscire dalla routine, ma così facendo si tendono ad anestetizzare le emozioni…

Il secondo tema è il rapporto tra la giustizia (intesa come insieme di apparato giuridico e apparato legislativo) e l’etica.
Carofiglio esplora ripetutamente questo tema, prima attraverso una lectio magistralis che fa pronunciare a Guerrieri di fronte ad aspiranti magistrati (un capitolo che da solo vale il libro) e poi spiegando fin nei dettagli come funziona il sistema giudiziario italiano (senza mai diventare professorale o noioso).

A contorno di questi temi scorre la storia e i soliti personaggi estremamente ben caratterizzati, dalla collega/amante di turno al gestore di un’improbabile libreria aperta solo di notte.

Gianrico Carofiglio è davvero bravo.
La sua prosa chiara ed avvincente evidenzia la lucidità del pensiero e la passione per l’approfondimento filosofico (in parte trattato esplicitamente attraverso il professore che cura la mente con la filosofia).

Peccato duri poco… avrei voluto ci fossero almeno altre dieci capitoli…

La misura del tempo
Gianrico Carofiglio
Einaudi, Stile Libero
288 pagg. / 18,00 euro

Tempus fugit

Fa impressione la velocità in cui passano le giornate, le settimane, i mesi. Abbiamo appena smesso di usare le t-shirt e siamo già a fine ottobre.

Nei giorni bui, quelli in cui sono di cattivo umore per problemi di lavoro o per le ricorrenti angosce personali, sono felice che arrivi presto la sera e il sonno che ci fa dimenticare ogni problema.

Ma è un atteggiamento sciocco.
Ogni giorno che facciamo scorrere via senza viverlo pienamente è uno spreco.

calendario

In questi tempi di ecologismo (almeno di facciata) si parla molto di spreco. Ci viene raccomandato di non usare troppa acqua. Di fare un uso oculato dell’energia. Si fa attenzione persino all’immondizia, che dev’essere riciclata.

Sono d’accordo su tutto, e mi impegno nel mio piccolo per non sprecare… ma perché nessuno parla mai dello spreco del Tempo?

Facciamo passare le giornate (soprattutto quelle al lavoro) alzandoci al mattino e non vedendo l’ora che siano finite.

Ci siamo persino inventati dei giochini (i passatempo) per far scorrere la vita senza che ce ne accorgiamo.

Ma anche il Tempo, come le risorse del nostro pianeta, è limitato.

E allora com’è che lo buttiamo via in questo modo?

La serenità è un lavoro

Non so bene come sia iniziato, ma oggi si pensa che la felicità sia connessa alla gratuità, all’assenza di sforzi per ottenerla.
In qualche modo ci si aspetta un dono (o un premio i più immodesti) che arrivi dall’alto.

“Se vincessi la lotteria, farei questo o quello…”
“Anch’io ho diritto ad un po’ di serenità dopo tutto quello che mi è capitato…”

Non funziona così.
Per essere felici bisogna impegnarsi.

Anzi, ancora meglio, per ottenere qualsiasi cosa, felicità, salute, amore, bisogna lavorare sodo.

Invece noi pensiamo che tutto dipenda dal talento (nel caso volessimo diventare un atleta di successo o una rockstar) o dalla fortuna (per quanto riguarda lavoro, salute, amore). E quando ci capita qualcosa di brutto incolpiamo o la sfortuna o qualcun’altro… mai noi che di solito siamo i primi colpevoli.

fiore di zucchina
Un fiore di zucchina , che con il tempo si trasformerà in ortaggio (ph Franz Rossi)

Nell’ultimo anno ho coltivato il mio orto.

Oltre a zucchine e pomodori, da quel pezzo di terra ho raccolto anche un prezioso insegnamento: l’importanza dello sforzo continuato nel tempo.

Non basta impegnarsi tantissimo per una sola settimana; devi curarlo quotidianamente, togliere le erbacce, difenderlo dalle lumache, bagnarlo con costanza.

E non importa quanta fretta tu abbia, in ogni caso devi aspettare la stagione giusta per piantare e il tempo giusto per raccogliere.

Sono insegnamenti fondamentali anche per la vita.

Franz sopra il rifugio Semenza

Io sono uno che vuole tutto e subito. E sono pronto a fare uno sforzo grandissimo per raggiungere il mio obbiettivo. Ma è inutile se non lascio che le situazioni evolvano.

Ho sempre pensato che la felicità sia un attimo, una fiammata, ma che quello a cui dobbiamo aspirare sia la serenità.

Da qualche anno ho scelto di lavorare ogni giorno per quel risutato.

A volta bisogna fare scelte che ne escludono altre.
A volte la tua serenità dipende da qualcun altro e non puoi che sperare che scelga di accompagnarti per un pezzo di strada.
A volte la vita ti sgambetta e ti mette di fronte ad ostacoli che non puoi superare.

Ma bisogna accettare quello che non si può cambiare ed impegnarsi e faticare per raggiungere i nostri obbiettivi.

Alla fine è solo una questione di scegliere bene cosa vogliamo ottenere tra le cose che possiamo ottenere.

E non pensate che chi scrive abbia trovato la via.
Anzi…
Il pensiero di oggi è un memo che mi serve a rimettermi in carreggiata.

Nessuno sarà più come prima

Il tempo passa. (Bella scoperta direte voi).
Lo notiamo grazie all’amico di gioventù di cui andiamo a spiare la foto su FaceBook (“Uh, com’è invecchiato!”), lo notiamo dal tono nostalgico che prendono certi discorsi che facciamo (“Ma ti ricordi quando c’era il Garelli e i Boero che se avevi culo ne pagavi uno e ne mangiavi due?”), lo notiamo quando incontrando la vicina le facciamo i complimenti per la laurea del figlio che avevamo visto nascere.

Per noi che corriamo, il passare del tempo è qualcosa di concreto, materiale, fisico.

Si allungano i tempi di recupero, si allungano i minuti al chilometro, si inverte il rapporto temporale tra allenamento e spogliatoio (prima un’ora di corsa e dieci di doccia, oggi 20 di corsa e un’ora di doccia).

Ma come per il Garelli e il Boero, resta immutata la voglia di uscire a correre e trovarsi con gli amici.

Mio padre, dopo che mi ero ritirato nell’ultima gara, mi ha fatto dire da mia madre: “Digli che mi chiami se vuole capire come si invecchia bene!”

E’ il suo modo di sdrammatizzare: una battuta per lenire una delusione.
Ma c’è un fondo di verità.

Sto invecchiando, stiamo tutti invecchiando.
Un giorno alla volta.

Oggi è in tutte le librerie “Niente panico, si continua a correre”.
Nel libro, Giovanni Storti ed io, raccontiamo delle nostre avventure di corsa in giro per il mondo.
Chi ha letto “Corro perché mia mamma mi picchia” sa già cosa troverà (anche se ci sono delle divertenti novità).

i tre libri scrittida Rossi Storti

Leggendolo (e scrivendolo) si comprende come sia cambiato il punto di vista nei cinque anni che distanziano il primo dal secondo.
Meno attenzione alla performance e più alle sensazioni della corsa.
Meno voglia di gareggiare e più voglia di divertirsi.

Troverete molto di più.
Le storie degli uomini che fecero grande l’atletica e che sono ormai dimenticati.
Le regole per il perfetto corridore.
E tante storie che ci sono capitate.

All’ultimo minuto, quando oramai eravamo pronti per andare in stampa, Giovanni (che dei due è quello con il dono della sintesi) ha partorito la frase perfetta che racchiude il senso di tutto il libro.

E abbiamo voluto usarla come dedica.

Nessuno sarà più come prima.

Racconta proprio dello scorrere del tempo.
Ma racchiude nella sua formula anche la vera soluzione al problema.

Se analizzate i tempi verbali: nessuno sarà (futuro) più come [è stato (passato)] prima.
C’è il futuro, c’è il passato… a noi restare solamente vivere nel presente…

Buona lettura a tutti.

La sindrome del treno che passa

Il coach continua a ripetere quanto sia importante la giornata di riposo.

Sostiene che dobbiamo dare al nostro corpo il tempo di adattarsi al carico cui lo sottoponiamo.
Quindi ci esorta a non fare, nei giorni dedicati al recupero, uscite di corsa con gli amici.
A non sostituire l’ora di corsa lenta con altri allenamenti.

Ed il coach ha sempre ragione…

Diciamo che ho deciso di prenderlo in parola e di ampliare un po’ il concetto di recupero.

Avevo notato che, un po’ per lo stress al lavoro, un po’ perché gli impegni “sociali” e quelli “casalinghi” mi riempivano le serate, negli ultimi due mesi avevo iniziato ad andare a dormire più tardi del solito.
Lo scorso weekend, però, sono andato in montagna e, grazie anche alla pace che quei luoghi mi ispirano, avevo finito con dormire 8 ore filate, notando poi al mattino come fossi più riposato.

Detto fatto.
Ho deciso di modificare il mio stile di vita e di dormire un po’ di più.

il runner e il sonno
Il runner e il sonno

A voi sembrerà normale, ma a me no. Io sono un drogato di partecipazioni.
Non nel senso che collezioni inviti a nozze degli amici, ma se qualcuno mi invita a fare qualcosa, o mi stimola a provare nuove esperienze, io non dico mai di no.

La chiamo la “sindrome del treno che passa”.
E’ come se avessi paura di perdere un’occasione.
Avete presente quel modo di dire “questo treno (o autobus) passa una volta sola”? Ecco è come se alla stazione dovessi salire su tutti i treni.

Razionalmente lo so che è sciocco.
I treni vanno scelti in base alla direzione in cui vanno.
Ma è più forte di me.
Mi piace essere aperto, sfruttare ogni momento.
Mi dico “Magari quel treno non andrà in un posto che mi interessa, ma chissà che persone interessanti posso incontrare!”

Questo ha funzionato piuttosto bene nel passato.
Ho fatto molte più cose di tanti altri coetanei.

Ma con l’età è venuta la consapevolezza che il Tempo è una moneta rara che dobbiamo investire con oculatezza.
Che, per restare nella metafora di prima, magari un treno “sbagliato” mi farà conoscere gente interessante, ma di certo mi obbliga a sprecare tempo per tornare sul mio cammino.

Così è cominciata ad arrivare la serenità nel fare le scelte.

Non spreco più serate con persone che non mi interessa frequentare.
Non spreco più tempo a tentare strade nuove ad occhi chiusi, ma faccio in modo, ad ogni bivio, di riflettere e di scegliere.

Non vivo più la scelta come “scartare una possibile buona opportunità” ma come fare un passo avanti verso la mia personale meta.

Abbiate pazienza, io sono così.
Devo spiegare con ragionamenti (spesso contorti) ogni mia singola azione.

Quello da cui sono partito, quello che volevo dire, è che da questa settimana ho raffinato la mia preparazione alla maratona.
Non solo faccio quattro sedute di allenamento alla settimana.
Non solo mangio con oculatezza.
Ma ho aggiunto due ore di sonno ad ogni mia notte.

L’unico Tempo sprecato è quello lasciato passare senza aver deciso prima come impiegarlo.
E dormire è un impiego valido tanto quanto allenarsi, leggere o lavorare.

Buona giornata!