Dal particolare al generale, come se fosse una zoomata al contrario, come in quei finali di film americani da quattro soldi in cui vedi il personaggio inquadrato dall’alto e la camera alzarsi sempre di più verso lo spazio, tanto per stupirci, come se Google Earth non ci avesse abituato allo stesso effetto.
Credo che questa zoomata potrebbe essere la soluzione a molte tensioni interpersonali.
Viviamo in un mondo in cui, sembra, che le persone vadano in giro con il coltello tra i denti. Certe volte con esiti drammatici, come nel caso dell’automobilista nel torinese che, sabato scorso, supera suonando il clacson un gruppo di sei ciclisti e quando uno di questi gli risponde con un gesto (credo abbia allargato le braccia, nulla di più) decide che la misura è colma, ingrana la retro e li investe e, non ancora soddisfatto, rimetta la prima e li investe di nuovo. Altre volte semplicemente creando tensioni e frustrazione.
Ognuno si sente defraudato di qualche sorta di diritto. Ognuno saprebbe fare meglio e più velocemente il lavoro degli altri (del Comune, della cassiera, dell’impiegato dietro il bancone). Ognuno ha pronta la soluzione (ovvia e semplicissima) per risolvere il problema del momento.
Eppure, se ci fermassimo un momento e osservassimo non il caso specifico ma il quadro generale (la zoomata, appunto) ci renderemmo conto che le cose non sono così semplici come ci appaiono. Forse capiremmo che quello che sembra una piccola infrazione ad una regola potrebbe diventare un problema per chi viene dopo.
Ricordo una volta in treno. Avevano da poco introdotto la prenotazione obbligatoria sui Freccia Rossa, così ognuno saliva e aveva il suo posto assegnato.
Sale un uomo e, incontrato un conoscente, gli si siede vicino. Arriva una signora straniera con una grossa valigia e gli dice che quello è il suo posto.
È iniziata una discussione tra lui che le proponeva di fare cambio con un posto due vetture avanti e lei che insisteva per avere il suo posto e non doversi spostare. Di certo la signora era un po’ rigida (non le sarebbe costato nulla cambiare di posto) ma dalla sua aveva la grossa valigia e la paura di dover discutere con il capotreno. Ma lui ha iniziato ad alzare la voce come se lei gli negasse un diritto.
È arrivata la mia fermata e sono sceso… ma immagino che entrambi abbiano avuto la giornata rovinata.
Dicono che per evitare di arrabbiarsi bisogna sempre contare fino a dieci. Un trucco da bambini per invitare a riflettere e non farsi travolgere dall’istinto. Personalmente ho sempre trovato utile provare a mettermi nelle scarpe di chi mi sta di fronte.
Ma l’idea della zoomata ha un valore più generale. Serve nella lite, ma serve anche ogni volta che siamo frustrati perché sentiamo leso un nostro diritto (come sarebbe a dire che non avete più posto? Sono le 15 e io voglio solo un tavolo a cena!). Serve anche quando non capiamo perché non adottino un provvedimento ovvio (queste code in autostrada! Possibile che nessuno lavori di domenica?).
E serve anche per provare a capire il motivo di certe regole e di certe leggi dello Stato.
Io cerco di perseguire la mia serenità personale. A volte è necessario anche accettare delle situazioni fastidiose o negative. Allora cambio prospettiva, lascio che il mio pensiero prenda le distanze dal contesto.
Magari non risolvo il problema, ma di certo mi aiuta a rimanere sereno.