Horror vacui

Sembra quasi che tutti abbiano paura di restare soli, invece la solitudine può essere una grande opportunità…

Ci sono frasi e modi di dire che ti restano in testa. Possono essere un verso di un poema, o di una canzonetta, o la frase di una pubblicità, o qualcosa che ti spiega un professore ai tempi della scuola…

Dal mio personale florilegio di ricordi, oggi ho estratto “horror vacui”, letteralmente “paura del vuoto”, che ben si adatta a questo periodo.

Ovviamente l’accezione più comune in cui veniva usato dai latini erano le vertigini, la paura di cadere quando si è in un luogo aperto e di fronte ad un salto verticale.
Il vuoto esercita un fascino particolare: ci respinge e ci attira al tempo stesso. Abbiamo paura di cadere, ma vogliamo provare quel brivido lungo la schiena del pericolo sotto controllo.

sul bordo del precipizio

Volendo fare della psicologia spicciola, l’horror vacui ben si adatta ai nostri tempi in cui siamo presi da mille impegni, circondati da migliaia di persone. Il vuoto di cui abbiamo paura, in questo caso, è l’agenda vuota, la serata da soli.

Abbiamo paura di questa solitudine, di questa forzata inattività, perché non siamo in pace con noi stessi. Non siamo in equilibrio.

Ai tempi dell’auto isolamento da corona virus, questa paura si legge tra le righe dei post sui social, nella necessità di fare gli aperitivi via skype. Ed è un disagio condiviso…

Ma siate fiduciosi, se vi regalate del tempo da soli con voi stessi scoprirete che ognuno ha delle riserve inaspettate di creatività. Navigando sui social ho trovato decine di esempi. Persone che suonano, che disegnano, che scrivono, o che si inventano giochi per i loro figli.

In alcuni casi sono delle vere e proprie perle:

Non dobbiamo essere spaventati dalla solitudine, è l’ambiente ideale per farci crescere, per sviluppare le nostre potenzialità, per imparare ad apprezzare la nostra compagnia.

Buon auto isolamento a tutti.

La legge del contrappasso

E’ il periodo più difficile per me su FaceBook.
In questi mesi (settimane ormai) pre-elettorali, assisto impotente ad una virulenta crescita di stupidità.

Non mi riferisco, va da sé, alle opinioni: ognuno ha diritto di pensare (e votare) come vuole e di difendere motivando le proprie posizioni.

Ma diventare strumento della becera e qualunquista demagogia, amplificare punti di vista distorti (quando non inventati), non applicare il filtro della ragione al flusso di parole che inonda il web, diventano colpe gravi che mi hanno fatto cancellare alcuni “amici” su FaceBook.

Oggi mi ha colpito la storia del Movimento Cinque Stelle.

Cavalcano da sempre il giustizialismo da prima pagina, ostentano un’onestà di facciata, il loro motto è “basta essere onesti”.

Tutto questo, a mio giudizio, è sbagliato.
L’onestà è condizione necessaria ma non sufficiente per svolgere un lavoro estremamente specialistico come governare.
Non basta essere onesti per fare il chirurgo, non basta essere onesti per insegnare all’università, non basta essere onesti per governare un Comune o il Paese.

In queste ore le Iene (proprio quelle Iene che confondono lo scoop con l’inchiesta, l’audience con la verità) hanno fatto emergere uno scandalo in casa M5S.

A quanto pare alcuni esponenti del Movimento peccavano in scarsa generosità (non restituendo come da loro statuto una parte dei rimborsi che percepivano) e con l’aggravante dell’uso di un trucchetto di bassa lega (si fotografavano con la ricevuta del bonifico e poi si affrettavano a revocare il bonifico stesso).

E siccome esiste un karma universale tutto questo bailamme è scoppiato in campagna elettorale, quando non si può mettere in onda (per par condicio) servizi pro o contro una parte politica.
Quindi tutti parlano dello scandalo ma nessuno può difendersi da accuse che sono state sussurrate.

La legge del contrappasso ha colpito ancora: chi di macchina del fango colpisce…

Poveri Cinque Stelle, sono entrati in campagna elettorale come il nuovo che avanza e rischiano di uscirne ancor prima di essere andati alle urne.