Il gps del cuore

Ho passato lo scorso fine settimana a Trieste.
I miei genitori abitano lì e torno sempre volentieri a trovarli.

C’è il mare, c’è il dialetto all’interno del quale sono cresciuto, c’è il vento.

Ho corso.
Meno di quello che avrei voluto, forse anche meno di quello che avrei potuto, ma ho corso.

lungomare Barcola a Trieste
Il lungomare di Barcola a Trieste con il castello di Miramare sullo sfondo (ph. Franz Rossi)

Ho ritrovato i percorsi che tante volte avevo calcato nel passato.
Il lungomare di Barcola, la salita del Faro, la Napoleonica

E mi sono reso conto di non aver davvero più bisogno del gps.
Voglio essere guidato solo dal cuore. Che mi detta il ritmo, mi guida il passo, mi riaccende la passione.

Correre a Trieste, per me, è come uscire con una vecchia fiamma.

Ho capito di essere fortunato ad avere solo ricordi dentro cui correre e nessun rimpianto.

Perché proprio per il fatto di essere in pace con il mio passato sono libero di spaziare avanti con il mio sguardo, alla prossima meta, alla prossima occasione.

All’inferno e ritorno

Correndo mi vengono le idee per il blog.
Venerdì sera avevo in tabella un 10 km lento.
Faceva caldo, ma i nuvoloni all’orizzonte e un leggero vento annunciavano pioggia.

Parto a ritmo tranquillo.
Ho imparato che se non mi riscaldo lentissimamente poi pago.
Decido per il percorso intorno al cimitero: vicino a casa, non troppo trafficato, un anello da 3420 metri (ah, la precisione di noi runner) da ripetere a piacere…

Dopo 10 minuti sono sudatissimo, tanto che appena giro un angolo e trovo il vento in faccia ho persino un brivido per la canotta gelata sullo stomaco.

Faccio fatica.
Una fatica ingiustificata per il ritmo che sto tenendo (più vicino ai 6’/km che ai 5’/km).
Mi viene voglia di mollare tutto e tornare a casa.
Ma sono nel punto più lontano dell’anello, tanto vale proseguire…

Inizia a piovere.
E io mi sblocco.
Le gambe girano bene.
Il respiro non è affaticato.

Guardo il gps e viaggio a 5’35” senza fatica.
Non saranno velocità da sogno, ma per il mio lento va più che bene.
Svolto l’angolo e affronto un altro giro.

La sensazione di benessere cresce.
Il gps ora indica 5’20″/km e continuo a non far fatica.
Mi obbligo, prudentemente, a rallentare di una decina di secondi al chilometro.

Ed intanto penso a quanto poco ci voglia per passare dall’Inferno al Paradiso.
Di come siano vicini i momenti in cui pensi solo a mollare e quelli che ti fanno sentire un semidio della corsa.

Basta davvero poco.
Tenere 500 mt in più.
Non mollare di testa, anche quando le gambe ti hanno mollato.

Il viaggio all’Inferno e ritorno è una costante negli allenamenti.
E a ben pensarci è anche quello che sto facendo per questo progetto #26W26M.
In ventisei settimane, devo passare dal punto più basso della mia storia podistica a correre la maratona.

Venerdì ce l’ho fatta.
Ma il viaggio è ancora lungo, entro oggi nella settimana numero 12, non sono ancora a metà preparazione.
Speriamo bene per le prossime tappe.

Una guerra tra titani (ed io in mezzo)

Immagino che succeda anche a voi.
Correte, correte, correte, vi sembra di andare velocissimi e, anche se sapete che non dovreste farlo, sbirciate il gps.
E lui – bastardo – vi sorprende con un tempo al chilometro molto più lento di quello che pensate.
Unico effetto: rallentate di colpo e la vostra mente si riempie di pensieri negativi, meditate di smettere di correre per sempre, o per lo meno, di non farlo più con un gps al polso.

Io ho una certa praticaccia, ci sono stati dei momenti in cui potevo indovinare il ritmo a cui si andava con un errore inferiore ai 5 secondi.
Ma questa mia capacità sembra essere inversamente proporzionale alle performance: più rallento meno indovino.
Ero arrivato al punto di sbagliare la velocità di 30 o 40 secondi al chilometro.

Quindi, come ogni uomo che si rispetti,
ho scaricato la colpa sulla tecnologia…

Posseggo due gps, un Runtastic e un Suunto, uso il primo su strada e il secondo in montagna.
Sono entrambi un po’ datati (credo abbiamo un paio d’anni ciascuno) ma hanno sempre fatto egregiamente il loro dovere e sono comunque dei titani tra gli apparecchi di questo tipo.
Tranne in queste ultime settimane quando le distanze si accorciavano o le velocità diminuivano.

Allora venerdì scorso ho deciso di fare la prova ed uscirmene con due gps al polso.
Non come nella foto, ma uno sul braccio destro e l’altro sul sinistro.
Ogni volta che controllavo su uno la velocità mi sinceravo che anche l’altro riportasse gli stessi valori.

Potete immaginare come sia finita.
Dopo una decina di chilometri scarsi, la differenza tra le distanze rilevate era di 100 mt.
Un battito di ciglia dell’universo.

E tutte le mie speranze di dare la colpa alla tecnologia sono andate in fumo.

Insomma nella lotta tra Titani, l’unico che esce sconfitto sono io.

Buone corse…