Guardare oltre

Le montagne dalla Testa di Comagna

Non ne sono certo, ma credo che sia un ricordo che risalga alle elementari, quando la maestra Degrassi che insegnava tutte le materie, tra cui storia e geografia, spiegandoci i confini dell’Italia, diceva: “Il nostro Paese è circondato per tre quarti dal mare che ne segna il confine naturale, mentre a nord sono le Alpi a dividerci dal resto dell’Europa”.

Questo concetto delle montagne come limite, come cesura, come barriera tra noi e l’ignoto o addirittura tra noi e “gli altri”, me lo sono portato dentro per decenni. Ed era rinforzato dalle gite domenicali con la famiglia, in cui si percorrevano i sentieri ma non si salivano le vette.

Poi ho iniziato a frequentare la montagna da solo. E ho iniziato ad allungare i miei giri, a fare le gare trail, ad inventarmi dei percorsi che mi portavano oltre i colli. A quel punto ho realizzato che le catene montuose non sono delle cesure ma delle cerniere. Che, per chi vive in montagna, il colle è un punto di contatto non una barriera.

Questa idea di montagna trova delle conferme in mille piccoli fatti concreti.

Chi è più simile al pastore che porta le mucche al pascolo negli alpeggi ai piedi del Monte Rosa? Il suo omologo svizzero o il pescatore di Chioggia?

Nei due versanti di una montagna crescono le stesse piante e vivono gli stessi animali, piante ed animali che diventano cibo con ricette simili.

Ci si veste in modo simile per proteggersi dallo stesso freddo o dall’esposizione diretta del sole.

Persino le lingue si assomigliano di più. Non parlo, ovviamente delle lingue ufficiai, ma dei dialetti: abbiamo termini che definiscono in modo simile gli stessi oggetti e sono figlie di contatti tra popoli.

Vivere in montagna ed avere la montagna come maestra, ti fa crescere in un modo simile. Così è più facile capirsi con gli Svizzeri di là dal colle che con gli Italiani di pianura.

E questo “guardare oltre”, spingere lo sguardo al di là del colle, essere incuriositi di cosa ci sia dall’altra parte, aiuta ad aprire la mente, a spingerci ad esplorare. Che, come avevo già scritto altrove, è il motivo per cui io sono arrivato qui lasciando il mare…

Sono ben conscio che siamo lontanissimi da una fratellanza tra i popoli delle Terre Alte, ma mi piace riaffermare che c’è una trasversalità che trascende le catene montuose e che unisce le persone.

Forse non è immediato per chi vive lontano, come la mia vecchia maestra Degrassi, ma che appare evidente a chi vive ai piedi della montagna.

2 pensieri riguardo “Guardare oltre”

  1. Sono d’accordo sul tuo concetto, anche perché l’uomo si è sempre spinto di qui e di là dalle montagne e dai mari senza paura, sopratutto per sopravvivere.
    Ma la montagna è anche Resistenza, oggi un girdino in mezzo all’ antropofizazione dell’europa. Resistenza di ragazzi, uomini, donne per costruire un futuro a questo paese. Ma oggi le provincie montane hanno votato per il SI e le pianure e le marittime per il No… Sarà perché in montagna non si resistenza più? Un abbraccio

    1. Ciao Sergio,
      mi ero posto la tua stessa domanda…
      Forse in montagna (non tutta la montagna, ma in buona parte) ha prevalso il SI perché ci si preoccupa di più dei fatti che delle teorie, e i referendum (ahimé) sono sentiti come teorici e lontani dalla vita…

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