Non lo so. Potevo avere 13 o 14 anni la prima volta che inciampai in questa poesia di Eugenio Montale tratta da quella raccolta capolavoro che è Ossi di seppia. E ne rimasi folgorato, come mi era capitato poche altre volte.
Poi crebbi e iniziai a capirla.
Forse perché l’animo era giovane ed acceso di passioni, la cosa che più mi colpiva era la bellezza delle immagini e il ritmo dei versi.
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ma appena uscii da quella fase ed entrai nell’età adulta, compresi fino in fondo la verità di quel lamento.
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a sé stesso amico,
e l’ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Adesso che ho i capelli bianchi, apprezzo soprattutto quell’ultima strofa, dove il poeta afferma con forza tutti i limiti della nostra umanità.
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
A tutto questo pensavo mentre leggevo un inutile post di chi saltava sull’ennesima data commemorativa.
Persone che si riempiono la bocca di valori per cui altri hanno combattuto. Valori che bisogna ancor oggi difendere, però non ricordando le battaglie del passato, ma scendendo in trincea per il presente, e per il futuro.
Lo so, sono criptico.
Ma davvero non ne posso più di questo iato che si allarga tra le parole e le azioni.
Come vorrei che fossimo tutti un po’ più umili e, nel riconoscere con il poeta “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, cercassimo di comportarci in modo coerente. Al di là degli sbandieramenti sui social. Al di là delle prese di posizione ideologiche.
Pane al pane. Vino al vino.
Post Scriptum per un curioso gioco del destino (alle coincidenze è sempre difficile credere) questo post finisce esattamente con il titolo del mio ultimo post, scritto quasi due anni fa… beh speriamo sia di buon auspicio per riprendere con costanza a riempire questo spazio.