Combattere il brusio

Una sera in Testa di Comagna

Percepisco molto di ciò che accade intorno a me come un soffuso brusio di sottofondo. Le chiacchiere, le notizie alla radio, le junk news dei social. Ed è un male, perché io vivo di stimoli esterni. Grazie a quello che capita a me o intorno a me partono le riflessioni o le ispirazioni per scrivere una storia.

Ma è più forte di me. Mi astraggo, il mio pensiero se ne va non appena si alza il livello di noia (se non di insofferenza) all’ennesimo “questo devo proprio raccontartelo”.  Mia moglie ha coniato un neologismo e dice che mi sto “orsizzando”; non ha tutti i torti, ma io le rispondo che è una forma di difesa… senza il silenzio non posso creare.

Succedeva anche in passato: da ragazzino ascoltavo musica (una mia grande passione) solo quando stavo ascoltando musica. Se studiavo o leggevo non volevo altre forme di intrusione nel mio spazio. Non guardo mai la televisione mentre sto mangiando o se ci sono persone. La televisione cattura completamente la mia attenzione e finisce che non ascolto quello che dicono gli altri. Persino se in tv passa una serie che ho già visto o un programma che non mi piace.

Il tema generale è che in un mondo che ci sovra-stimola, che ci bombarda di emozioni forti, riuscire a ritagliarsi uno spazio per elaborare un pensiero è diventato un lusso (ne parlo anche qui).

Oggi sono uscito a fare un’escursione. Attraversata una piana ho iniziato a salire attraverso il bosco che vibrava di vita. Scricchiolii di rami, richiami di uccelli, ronzare di insetti, un falco alto lanciava il suo fischio. Ho raggiunto l’anticima e mi sono fermato a guardare la valle sottostante, dove lontane scorrevano mute delle auto di vacanzieri. Ho ripreso la salita e ho incontrato delle persone e poi altre sulla cima. Qualche domanda, qualche commento sul luogo e sulla meteo. Chiacchiere. Ho girato e sono tornato indietro.

Bene, in quasi tre ore di giro non mi sono mai sentito asfissiato dagli stimoli esterni, anzi mi sono venute delle nuove idee per delle attività che devo fare.

E allora la domanda: come mai se sono stimolato dagli umani mi annoio e se sono stimolato dalla natura mi rigenero?

Credo che nella domanda si celi già la risposta. Ciò che fa l’uomo è spesso un costrutto artificiale dettato dalla necessità di lasciare un segno. Ciò che fa la Natura è una conseguenza naturale (appunto) dello scorrere della vita.

Ho letto che esiste un udito selettivo (detto anche effetto cocktail party), cioè la capacità del cervello di concentrarsi su un singolo suono in un ambiente numeroso. O di attivare la persona in presenza di certi suoni e non di altri. L’esempio tipico è quello di una coppia che dorme: la donna si sveglia se il bambino piange e l’uomo si sveglia se sente una finestra rompersi.

Beh, vorrei riuscire a sviluppare qualcosa del genere anche per tutto quello che mi circonda. Attenzione massima ad alcune cose, sordità completa per tutte le altre.

La teoria è stimolante, ma ci riuscirò mai?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *