Un traguardo affollato di obbiettivi

La maratona che sto preparando è, tra tutte quelle che ho corso, quella in cui sulla linea del traguardo mi aspettano più riscontri.

Quando arriverò a Central Park (notare che ho scritto “quando” e non “se”) vorrei che si fossero realizzati tutta una serie di piccoli sogni personali.

finish line at NYCmarathon
I cavalletti porta medaglie all’arrivo di una maratona di New York

1. Fuori dal Tempo
Non ho obbiettivi di tempo, nel senso che avrei accettato qualsiasi crono fosse venuto, ma naturalmente i ritmi degli allenamenti sono basati su una proiezione finale. Ho corso la mezza a 5’10″/km e i lunghi cerco di farli a 5’20″/km (ancora con molta fatica)… mi aspetto (e spero) di chiudere intorno alle 3 ore e 45 minuti. Il primo dei miei obbiettivi, quindi, è quello di rispettare le previsioni e non perdere troppo tempo lungo la strada.

2. Aver dato tutto
Il secondo obbiettivo, invece, è quello di poter guardare indietro lungo queste 26 settimane di allenamento e di poter dire, in tutta coscienza, che non avrei potuto fare nulla di più. Non voglio poter accampare scuse su allenamenti saltati per troppo lavoro, o sul fatto che pesassi troppo, o che sono stressato da altri fattori. Voglio arrivare al traguardo spoglio di ogni scusa e vestito solo del risultato che verrà.

3. Ricordi di Viaggio
Il terzo obbiettivo è legato al viaggio. L’ho detto molte volte, questo #26W26M è un viaggio triplice: il viaggio della preparazione (26 settimane), il viaggio fisico a New York (in compagnia di almostthere e con lo scopo di vedere NY per bene), il viaggio della maratona (un’esperienza sempre nuova, anche se l’ho vissuta molte volte). Ecco, voglio arrivare a Central Park con nel cuore e negli occhi tutta una serie di emozioni, immagini, conoscenze, amicizie, storie… Spero di arrivare spoglio di pregiudizi e ricco di umanità.

4. Dollari per Emergency
Il quarto obbiettivo è rappresentato dal simbolo del dollaro. Vorrei aver contribuito con almeno un mese di medicinali (costo = 5.000 dollari) ai quattro ambulatori di Emergency presenti nel campo profughi di Arbat in Iraq.
Ci tengo davvero. Non vedo perché, lavorando ogni giorno, possa riuscire a correre più veloce, a perdere peso e non a raggiungere un obbiettivo altrettanto concreto e persino più importante.
[Chiunque può aiutarmi donando qualche euro cliccando qui. Grazie NdA]

5. La medaglia
All’arrivo di ogni gara io butto via la medaglia. O meglio, cerco un bambino tra il pubblico e gliela regalo. Non ho mai voluto collezionarle, per non crearmi dipendenza.
Questa regola vale per tutte le gare che ho fatto, ma non per le maratone. Ho una vecchia tabella a casa su cui sono appese le 34 medaglie delle gare che ho finito.
Per ogni medaglia posso raccontare un aneddoto, un ricordo, una storia.
New York sarà la 35esima.

6. Voglia di ricominciare
L’ultimo obbiettivo è divertirmi. Quando sarò sulla finish line vorrei potermi guardare indietro felice dell’esperienza e con la voglia di ricominciare. L’energia spesa in gara deve tornare trasformata in voglia di ripartire. Perché ogni traguardo, soprattutto nella vita, è una nuova linea di partenza.

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